La mia odissea burocratica contro la Kirchensteuer tedesca sembrerebbe quasi giunta al termine. Per ingarbugliamenti che non sto qui a spiegare, in Germania sono considerato cattolico pur non pagando la Kirchensteuer, cosa che – ero stato messo in guardia – sarebbe cambiata nel 2009, con l’arrivo della nuova Lohnsteuerkarte, una sorta di documento che certifica la classe fiscale a cui si appartiene.
Dopo aver pagato per un anno intero nel 2003 la tassa alla chiesa cattolica (senza esserne consapevole perché all’epoca non avevo la minima idea di come decifrare una busta paga tedesca e – ok, lo ammetto – neanche mi ci ero applicato), sono riuscito a non versare neanche un centesimo quest’anno. Mi toccherà pagarla solo per gennaio 2009 e poi, da febbraio in avanti, mi sarò definitivamente liberato da questo incubo.
Saranno circa trenta euro che finiranno direttamente nelle casse della diocesi di Francoforte, o dell’Assia, non so… Figurarsi se mi interessa la divisione territoriale della chiesa in Germania.
Una cifra non da capogiro, ma che mi brucia come non mi avrebbe mai bruciato prima d’ora, viste le recenti uscite omofobiche del Vaticano dal carattere più che mai persecutorio. Trenta euro che saranno seguiti da una mia lettera alla diocesi, in cui spiegherò il disprezzo con cui saranno stati versati.
Mi dispiace solo non poter ricorrere a un augurio che si usa a Napoli quando si è costretti a cedere dei soldi a qualcuno: ve n’avita accatta’ tutte medicine.