Sono stato completamente risucchiato da Facebook…
No, scherzo. Sono stato completamente risucchiato da un armadio PAX, da un pensile FREDEN, da un tavolo BJÖRKUDDEN e da complementi vari dal nome scandinavo perché non c’è niente da fare: hai voglia di girarti le catene simil-IKEA di cui la Germania dispone, ma il miglior rapporto tra prezzo e qualità te lo offrono sempre gli svedesi, al rischio però di ritrovarti la casa arredata come centinaia di altre case, con le stesse identiche cose. Per scongiurare questa possibilità ho provveduto a bandire con massimo rigore le librerie BILLY, i lampadari REGOLIT e il vaso SKÄMT che ormai si trova ovunque col suo bravo bambù infilato dentro.

Ho traslocato, insomma. E quando uno trasloca, il blog si perde un po’ tra tante altre cose. C’è gente che perde armadi e comò, durante i traslochi. Qualche giorno fa ho beccato su facebook una vecchia compagna di classe del liceo che mi ha detto di aver conservato per anni una delle mie famose poesie satiriche contro il professore di Greco e di averla persa durante un suo recente trasloco. Io ho perso solo il tempo di dedicarmi al blog.
Ho dovuto impiegarlo a rigirarmi tra le dita quella misera brugola che esce dai pacchi di Ikea insieme a nient’altro, perché nella loro efficienza scandinava gli svedesi te lo scrivono dentro il pacco, e non fuori, che ti serve tale attrezzo non incluso per montare tale roba. Attrezzo che non hai. E che scopri di domenica, di non avere, perché sfido chiunque a trovare in un altro giorno della settimana il tempo di montare un armadio a tre ante.

Sono in centro, in una zona che mi è stata precedentemente descritta come ritrovo di prostitute, che però ancora non ho visto e che neanche mi darebbero fastidio se le vedessi. In un vicolo in zona c’è un sex shop femminile (In Germania si è così avanti su certe cose che uno può pensare di aprire un sex shop riservato solo alla clientela femminile, non è straordinario?) ed è l’unico tocco di “demi-monde” di tutta l’area. Probabilmente in una città altoborghese come Francoforte basta un sex shop a connotare un’intero isolato come “zona di prostitute”.
Credevo di essere a due passi dal cosiddetto quartiere gay, definizione impropria di un paio di strade incrociate con quattro localini froci un po’ deprimenti, perché Francoforte smania per dotarsi di una miniatura di ogni caratteristica delle metropoli occidentali, quindi deve avere anche il quartiere gay (esattamente secondo la stessa logica per cui un vicoletto con un sex shop deve essere indicato come la Pigalle francofortese). E invece ci sono proprio dentro, a giudicare dalla maggioranza degli altri inquilini del palazzo. Buono a sapersi.

La brugola… No, è che uno può uscire anche traumatizzato e mortificato dall’esperienza di montaggio di un po’ di fetenzia svedese. L’ho presa male. Ho imprecato, ho passato i miei cinque minuti di sconforto seduto a terra con la schiena al muro e un cacciaviti penzolante dalle mani. Alla fine l’armadio è venuto su benissimo ma io ho ne ho avuto un rifiuto paragonabile a una depressione post parto, e per una settimana buona non ho voluto ficcarci dentro un bel nulla. E tutto questo per aver rifiutato svariate offerte di aiuto in nome dell’orgoglio virile.
La prossima volta pago il servizio di montaggio di Ikea, davvero.

Oggi ho avuto la connessione a internet. Voialtri sarete contenti di sapere che Alice qui in Germania costa meno e funziona meglio. Ora che sono connesso mi sento veramente a casa, perchè senza internet mi è sembrato di vivere in una dimensione provvisoria angosciante. Oggi sono tornato nel mondo normale, ho connesso il computer e, prima di controllare la posta e aprire il pannello di controllo di WordPress, ho avviato le due cose più importanti: il Mulo e uTorrent.

Ora sì che sono a casa.