Non riesco a decidere se il nuovo album dei Metallica è bello o brutto.
Se mi pare bello perché perfino una platinum collection dei Ricchi e Poveri mi sembrerebbe apprezzabile se paragonata alle ultime cacate a cui i Metallica ci avevano abituati.
O se mi pare brutto perchè uno i Metallica li ha conosciuti con Ride The Lightening e vuoi mettere?
Se mi pare bello perchè mi ricorda una fase in cui la musica era tutto e assorbiva qualsiasi responsabilità che uno potesse avere nei confronti della vita.
O se mi pare brutto perchè mi rende evidente che il riciclarsi, così come l’indugiare troppo spesso sui ricordi, è patetico.
È un bell’album, va’. Ho deciso.
Sembra prodotto nella cantina di mia nonna e mixato con un mangianastri della Fisher Price ma i riff ci sono, gli assoli sono splendidi, non sarà un degno erede di Kill ‘Em All ma è chiaramente, senza dubbio, un album di thrash metal, cosa che i Metallica non mi facevano dal 1988.
Ommadonna.
1988? Possibile? Vent’anni?
Questi quattro californiani tamarri (ve lo dice uno che gli ha servito la birra e che salva solo il povero Trujillo dall’accusa di pose da rockstar, ma Trujillo è passato per la scuola dei Suicidal Tendencies…) si risvegliano dopo vent’anni e pretendono di radunare nuovamente attorno a loro quello zoccolo duro di fan storici? Quelli che hanno finto entusiasmo insieme alla massa quando è uscito il Black Album? Quelli che si sono guardati in faccia e si sono detti che era tutta colpa di Jason Newsted (povero)? Quelli che hanno avuto il colpo di grazia con Load e, fuggiti a gambe levate, si sono poi fatti una risata davanti al goffo tentativo di riconquistarli con St. Anger?
No, un momento.
Me, non mi avrete. Io vado avanti.
Questo Death Magnetic mi fa proprio cacare, in verità.