Pare che il palazzo romano Maffei Marescotti, a due passi dal Pantheon, sia oggetto di abusivismo edilizio per una sopraelevazione fatta dai suoi attuali proprietari: i vescovi.
Pare che il sindaco abbia mandato i vigili urbani in sopralluogo, e pare che i vigili urbani siano stati messi cortesemente alla porta in virtù dell’extraterritorialità delle proprietà del Vaticano. Almeno questo è il motivo riportato da quell’articolo della Repubblica, che però non si prende la briga di approfondire il concetto di extraterritorialità.
A chi ha sottoscritto i Patti Lateranensi invece pareva che l’extraterritorialità del Vaticano a Roma fosse limitata a una lista di edifici ben definita, nella quale il palazzo Maffei Marescotti non c’è, non certo a ogni singolo metro quadrato di immobile posseduto dai vescovi, ché altrimenti mezza Roma sarebbe sotto la giurisdizione del Vaticano. E comunque, anche se quel palazzo fosse nella lista, a chi abbia anche solo un’infarinatura di diritto internazionale pare che l’extraterritorialità non riguardi materie come sicurezza ed edilizia.
A me pare che il sopralluogo dei vigili urbani sia stato una misura svogliata e necessaria per non incappare in un’omissione di atti di ufficio, stanti le denunce dei vicini. In fondo, e qui non mi pare proprio niente ma ne sono certo, per cose molto più gravi in Italia si fa sempre finta di ignorare gli strumenti legislativi pur esistenti per far retrocedere – una volta tanto, ché non fa mai male – l’arroganza del clero cattolico.
E a furia di far parere e mai dispensare certezze, mi pare anche che il giornalismo italiano, nella suo pressappochismo e provincialismo, riesca a spacciare per buona (il sindaco ha mandato i vigili) una notizia che in realtà è drammatica (i vigili hanno alzato le mani davanti alla presunzione dell’extraterritorialità e se ne sono andati con la coda tra le gambe).