Direzione

Gli operai che stavano ristrutturando casa di mia nonna hanno accidentalmente rotto un davanzale.
Lo hanno sostituito, ma hanno dimenticato di portare via questo frammento insieme agli altri calcinacci. Mia nonna lo usa come fermaporta in cucina, ché c’è sempre corrente e le porte sbattono.

Nur Noch 1017 Tage bis zum Ende des Kapitalismus

Quando andavo al liceo c’erano queste lavagne che probabilmente risalivano agli anni ’50. Mi hanno detto che ci sono ancora.

Krefeld

Questo è il giardino incolto della vicina di mia zia, visto dalla finestra della stanza da letto. Mia zia è in causa con la vicina, perchè secondo un accordo di servitù di non edificare e non sopraelevare stipulato con la precedente proprietaria della villetta accanto, la vicina non può toglierle luce. Quindi ha scattato questa foto per il ricorso al TAR.

Senza titolo

Il marito di mia zia, invece, fa l’idraulico. Questo è un angolo del suo laboratorio, dove tiene questa stoppa appesa a una rete, per averla sempre a portata di mano.

Al di là del gusto, mi piace pensare che un’opera d’arte sia tale quando è riconoscibile anche al di fuori di un contesto espositivo. “Direzione” di Giovanni Anselmo verrebbe davvero usato da mia nonna come fermaporta, e la lavagna di Beuys, trasportata in una qualsiasi scuola media, passerebbe sotto le mani di un’impietosa bidella che ne cancellerebbe la sentenza apocalittica scritta col gesso e la ripulirebbe per benino, distruggendo così un capolavoro di inestimabile valore.
E per quanto mi sforzi, non riesco a trovare neanche il minimo sospetto di genio artistico nella foto di Gursky.
L’unica conclusione che traggo dalla visione di queste minchiate è che per essere artisti affermati oggi bisogna solo sapersi vendere e saper scegliere bene chi frequentare. Per carità, è sempre stato così, e chi lo negherebbe?, solo che con l’arte contemporanea mi pare che il talento abbia definitivamente perso qualsiasi straccio di influenza sulle probabilità che ha un artista di affermarsi e mandare le sue opere in qualche museo.
È troppo facile essere artisti così, pensavo mentre abbandonavo di corsa l’Hamburger Bahnhof di Berlino maledicendo ogni singolo centesimo dei quattro euro pagati per entrarvi.
Tuttavia qui non ci si rassegna e si è continuamente alla ricerca di spunti per autoconvincersi a non generalizzare, quindi domani si va al Madre. Il lunedì non si paga l’ingresso.