Fatta eccezione per le esercitazioni, la prima volta che ho partecipato a un’evacuazione generale fu in occasione di un terremoto. Si era a scuola e ricordo la scossa improvvisa, il volto improvvisamente pallido del professore (probabilmente l’unico lì in classe veramente consapevole del fatto che il vecchissimo edificio in cui si trovava – e si trova ancora – il glorioso liceo Garibaldi di Napoli poteva accartocciarsi come un castello di carte), il fuggi-fuggi scomposto e disorganizzato, ma soprattutto la felicità generale e le manifestazioni di giubilo perché la scossa sismica si era miracolosamente verificata durante la prima ora di lezione, decretando così un clamoroso anticipo sulla chiusura della giornata scolastica e la libertà di cazzeggiare in giro per il resto della mattinata.
Ieri la mia seconda evacuazione, questa volta più composta, accompagnata dalla suadente voce femminile registrata e diffusa per tutto il palazzo: per favore abbandonare immediatamente l’edificio seguendo le indicazioni per le uscite di emergenza.
Un’intero edificio evacuato per un kebab in fiamme nel centro commerciale del piano terra.

Annunci