È Vera Slepoj. Me la presentò 5 anni fa mia sorella Rosita. All’epoca ero convinta di essere lesbica, perché non riuscivo ad avere rapporti sessuali con gli uomini, ma neppure con le donne. Al nostro primo incontro, ci fu uno scambio quasi comico tra me e Vera. Lei mi disse che ero tutt’altro che lesbica, che in realtà ero tra le donne più femminili che lei avesse mai conosciuto. “Tu ti sei rasata i capelli perché vuoi fare capire al mondo di essere omosessuale, ma non lo sei”, insistette. Allora io le risposi: “No, la prego, mi dica che almeno un po’ sono lesbica, altrimenti mi sparo perché finora ho creduto di esserlo”. Vera, quindi, mi spiegò che io ho un problema molto più profondo. Ed è questo che mi ha impedito di vivere il sesso, sia con gli uomini, sia con le donne.

(Rosalinda Celentano, confessando quindi di aver elemosinato senza successo a una psicologa la legittimazione della sua omosessualità, e finendo nel folto elenco di vip italiani paraculi che si inventano le perifrasi più assurde per girare intorno alla cosa senza avere le palle di dire apertamente di essere omosessuali – e mi astengo, data la facilità della cosa, dal sottolineare con forza la stronzata della femminilità quale negazione dell’omosessualità femminile, e meno male che pare che si tratti di una psicologa affermata)

(aggiungo comunque che, di tutta l’intervista, la cosa più sensata detta dalla Celentano è l’autocritica positiva come attrice, perché ha ragione; nel 2003 dovetti constatare che la sua recitazione era l’unico elemento positivo che sollevava a fatica le sorti di un orrendo film italiano che vidi in concorso alla Berlinale)

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