Io due ne ho conosciuti, di froci che volevano farsi prete. Tutti e due di Napoli.

Uno faceva parte del giro di amici del posto di montagna dove da ragazzino andavo in vacanza coi miei. Già a dodici anni scheccava di brutto, con manina svolazzante, vampata di estrogeni al passaggio di qualche manzo, gambe accavallate e tutto quanto. La famiglia non era particolarmente bigotta, ma io avevo subodorato la via del seminario che avrebbe preso.
E così fu, perché poi ho saputo che ce l’ha fatta. Prete diocesano. Ha la parrocchia, dice messa, alza il calice, spezza l’ostia, assolve la gente, insomma, tutta quella roba lì.
Complimenti a te, ho pensato, ti sei guadagnato il tuo bunker camuffato da gonnella nera. Non devi lottare, non devi preoccuparti di difendere la tua dignità, non devi affrontare nessuno, e a nessuno devi rendere conto di quello che sei. Un po’ ti invidio, un po’ mi fai schifo. Ma contento tu…

L’altro era il fratello minore di una compagna di classe del ginnasio con la quale passavo lunghi pomeriggi a fare versioni di latino o greco. Lui a dodici anni era già dichiarato, nel senso che era già manifesta e approvata dai genitori la sua decisione di entrare in seminario dopo le scuole medie.
Scheccare, scheccava anche lui, anche se più sommessamente dell’altro, e la sua presunta vocazione mi puzzava di falso da lontano un chilometro. Credo che la sua omosessualità fosse già venuta fuori e avesse creato qualche conflitto interiore più o meno grave, siccome, da bravo frocio che non si accetta, non accettava neanche gli altri froci ed ebbe una volta la trovata di alludere a una mia attrazione per un mio compagno di classe per denigrarmi. L’accusa era fondatissima, oltre che già nota a tutta la classe, ma lui tutto sommato mi stava simpatico, e anche per rispetto di sua sorella feci finta di non capire.
Poco fa ho avuto notizie anche di lui. Ce l’ha fatta! L’ho trovato per caso cazzeggiando su facebook: vive a Londra, è palestratissimo, con due bicipiti scolpiti a regola d’arte, infrocitissimo e con una schiera di gay semiignudi nell’elenco dei suoi amici.
Me lo immagino nella liberissima Londra a godersi la vita mentre quell’altro si cerca da trombare in chat nelle pause tra un pellegrinaggio a Medjiugorje con le vecchie della parrocchia e l’allestimento del presepe a Natale coi bambini dell’oratorio badando bene a tenerli a distanza, ché hai visto mai qualcuno che lo accusa di averne molestato uno.
Ora mi stappo una Beck’s e me la bevo alla sua salute.
Del londinese, intendo, non di Medjiugorje.