L’anestesista che impone il dolore altrui per una questione di coscienza sua.
Quindi l’obiezione di coscienza che diventa un concetto aleatorio e estendibile a proprio gradimento, teoricamente applicabile a qualsiasi mansione di qualsiasi ambito lavorativo.
Le suore che si offrono di prendersi cura di Eluana Englaro “se il padre non la ama più”.
Il gay pride subordinato a un concerto privato del Vaticano.
Una suora nel consiglio di amministrazione della banca più grande d’Italia.
Ratzinger che leggerà la bibbia sulla tv pubblica.

Vista da qua, dalla Germania, quindi da quel lontano continente chiamato Europa, l’Italia appare come una nazione allo sbando. Impazzita.
Io non so se entro i confini patri ci si rende conto che il paese è ostaggio della religione, più o meno nella misura in cui lo sono le teocrazie islamiche. Rispetto a queste, l’Italia ha solo una maggiore libertà di costume, che comunque appare molto limitata rispetto al resto del continente.
Ospedali, consultori sono in mano al Vaticano. I dibattiti su temi etici assumono toni surreali che qui, oltre le Alpi, sarebbero stroncati sul nascere. Il processo legislativo continua a tenere conto di qualsiasi dettame dei vescovi. Manco di libertà di stampa ce n’è più tanta, visto che mai leggo sui giornali italiani parole durissime contro la brama vaticana di controllo sulle coscienze di un’intera nazione.

Riguardo a tutto questo, una domanda mi assilla.
Quando i musulmani, mantenendo costante il ritmo di crescita, diventeranno una percentuale non marginale della popolazione, con quali argomenti potrete far loro presente che l’Italia è una nazione laica e che la religione deve tenere i suoi sudici artigli lontani dalle istituzioni pubbliche?