Credo che la sindrome dell’opinionista sia uno degli svariati cancri culturali in Italia.
Ovviamente la trasformazione di questa sindrome in patologia endemica del suolo italiano è ascrivibile in parte a Bruno Vespa e alle sue trasmissioni, laddove la nota teologa araba Afef Jnifen è stata interpellata su questioni islamiche, la politologa Iva Zanicchi su politica interna ed elezioni, la famosa studiosa di storiografia bellica Alba Parietti sulla guerra in Iraq, la sociologa di fama mondiale Antonella Boralevi sulla violenza sulle donne, l’antropologa accademica Alessia Merz su prostituzione e case chiuse. Senza nulla togliere alla storica responsabilità di Maurizio Costanzo nella glorificazione della figura dell’opinionista.
Mi pare logico che in un clima del genere, dove le soubrette vengono elevate a rango di osservatrici e commentatrici di questioni più o meno importanti, fino a dare loro ministeri e sottosegretariati, un ignorante conclamato come Celentano senta la necessità di dire la sua in ogni dibattito nazionale, dai temi politici a quelli morali.
Silvio è cambiato, io ci credo“, ebbe premura di far sapere a tutto il paese subito dopo le ultime elezioni, salvo poi che la sua fede nel cambiamento berlusconiano è stata sbugiardata dai fatti. Pare che ci abbia preso gusto, quindi aspettiamoci suoi interventi su ogni futura questione che riguardi politica o morale. Magari si guadagna un ministero, ché in Italia i ministeri si regalano per molto meno.
E il Corriere della Sera gli dedica tutto lo spazio che vuole. Questione di percezione delle competenze.
Mi viene spontaneo l’ennesimo paragone con la Germania, dove un intellettuale del calibro di Hans Magnus Enzensberger viene invitato a dire la sua sulla scomparsa della pubblicazione cartacea dell’orario ferroviario. Da noi è inverso. Adriano Celentano potrebbe tranquillamente commentare la nuova edizione del Devoto Oli (non è un’iperbole, credo davvero che la stampa italiana sia capace di interpellarlo per qualcosa del genere).