Mia madre insegna in una scuola media dove i genitori vanno a piangere miseria perché non sono in grado di procurare libri e materiale didattico ai figli. Figli che arrivano tutti i giorni a scuola con cellulari di ultima generazione e che hanno tutti a casa Play Station, X Box e Wii.
Li capisco, non mi si fraintenda. In certi ambienti non sei nessuno se non hai una console. E non è proprio il massimo trovare sotto l’albero di Natale il libro di matematica al posto della Nintendo Wii.
Però.
Da un lato c’è l’impoverimento del paese, la perdita di potere di acquisto degli stipendi eccetera.
Dall’altro lato c’è questo proliferare di bisogni costosi che aiuteranno anche a vivere meglio, certo, ma dei quali spesso io non capisco il nesso tra prezzo e utilità.
Parlo dell’iPhone, ovviamente.
C’è qualcuno che mi garantisca che tra quelli che oggi si sono messi in fila per comprare l’iPhone non ci sono anche i famosi precari che non arrivano alla quarta settimana?
Ho qualche difficoltà a credere che le persone che si vedono in questa foto siano dirigenti o imprenditori, e non gente che si unirà al coro del “non riesco a mettere su famiglia” perché dovranno fare fronte alle tariffe dell’iPhone che solo a leggerle mi sento male.