Siccome da Napoli mi giungono voci su un caldo da deserto libico, benedico il fatto di essere a Francoforte a godere di un tepore appena appena accennato, che i tedeschi chiamano arsura ma che per me è come quelle miti giornate estive napoletane rinfrescate da un po’ di brezza. Questione di abitudini e di termini di paragone.
E ancora paragonando: mi chiedevo da giorni cosa fosse quella percezione visiva strana, quella sensazione che ci fosse qualcosa di diverso rispetto a Napoli, ma non ben identificabile, soprattutto quando mi affaccio alla mia finestra al quinto piano e in lontananza si vede il Niddapark. Poi ho capito che sono quei colori che a Napoli si vedono solo quando spunta il sole appena dopo un temporale mentre qui sono disponibili tutti i giorni, temporale o non temporale. È il bello di non avere la visione delle cose filtrata da polveri sottili, gas vari e tutte quelle robine indicibili che compongono la coltre marroncina posata su Napoli e ben visibile dal mare o da Sorrento.
Ma basta con gli elogi a Francoforte, altrimenti va a finire che mi scopro incredibilmente contento di vivere qui, e “vivere in un luogo”, qualunque esso sia, non è mai stato motivo di contentezza per me (lo sarebbe forse se il luogo in questione fosse un atollo polinesiano, ma sono certo che in breve mi farei due coglioni così anche di palme, noci di cocco, spiagge bianche e lagune blu).
Stamattina, venendo al lavoro in bici, ho avuto voglia di non sentirmi in una cittadina di provincia e, invece di attraversare il Grüneburgpark, ho fatto il giro lungo per godermi un po’ di traffico sotto i grattacieli del centro. Incolonnamenti, imbottigliamenti, strombazzamenti, sono un toccasana per le voglie estemporanee di metropolitaneità, e sono roba che le città tedesche raramente offrono. Anzi, Francoforte e Amburgo sono le uniche in cui ho visto il traffico così come lo intendiamo noialtri (mentre, a chiedere a un tedesco, Berlino sarebbe una città con gravi problemi di traffico).
Non sono impazzito. Volevo solo provare a trarre dal rumore e dal frenetismo quel minimo sindacale di vitalità che una città di più di mezzo milione di abitanti avrebbe il dovere di elargire generosamente.
A lungo andare, uno si rompe il cazzo di parchi, verde, natura e fiumiciattoli, e comincia a chiedere a una città di sorprenderlo ogni giorno come facevano Berlino e Londra e perfino Napoli.
Oggi mi sono lasciato sorprendere da una marea di SUV incolonnati lungo la Mainzer Landstrasse.
Per i prossimi giorni mi inventerò qualcos’altro.