Consolerà sapere che anche qui in Germania i media non hanno dedicato fiumi di parole al gay pride berlinese, per il semplice fatto che il CSD non è più un evento sensazionale, né in negativo né in positivo. È una festa a tema e nient’altro, e i giornali gli dedicano lo spazio che in Italia viene dato a un Palio di Siena o a un Eurochocolate di Perugia, per dire.
Comunque sì, mi unisco al coro di voci che ritengono necessario avere il gay pride nazionale sempre nella capitale, così come avviene nelle altre nazioni europee. Poi le altre città si organizzino il loro.
Qui c’è il gay pride di Berlino che è quello nazionale, quello della risonanza sull’opinione pubblica e della rivendicazione dei diritti. Poi ci sono i pride di Amburgo, di Colonia, di Monaco, di Francoforte, di Lipsia e via via calando di numero di abitanti, fino al gay pride della minuscola Costanza.
In tutto, in Germania, ogni anno ci sono quaranta gay pride, li ho contati.
Questo significa rendere visibile l’omosessualità. Al contrario, come avviene in Italia, con un solo gay pride itinerante, significa portarla in giro senza radicarla nella quotidianità. Un pride che avviene una volta soltanto a Bologna, una volta soltanto a Bari ecc. viene percepito dai bolognesi e dai baresi come un carrozzone di gente venuta da fuori e basta.
Credo che Napoli sia l’unica città dell’Europa occidentale sopra il milione di abitanti che non vede sfilare un un paio di froci da dodici anni. Ho detto tutto.