In genere compro il vestiario tra i saldi nei department store o nei negozi monomarca. Quindi so che per Benetton, Esprit, French Connection, Nike e Adidas io indosso la M.
Nella polo L di Armani che ho misurato oggi da Peek & Cloppenburg invece ci stavo stretto, dal ché deduco che secondo i parametri di Giorgio Armani e della haute couture io sono grasso (mi piacerebbe al riguardo un dibattito tra Giorgio Armani e la suocera di mia sorella, che mi trova scheletrico, ma va precisato che lei appartiene a quella categoria di donne d’altri tempi che sulle guance della gente vedono sempre due fosse delle Marianne).
Se l’idea di acquistare una polo di taglia XL è parsa così frustrante a me, immagino quali tracolli psicologici debba causare a una fashion victim bisognosa di griffe per questioni di accettazione sociale, e disposta a tal uopo a cibarsi di soli gambi di sedano o a passare intere serate abbracciata al cesso cercando di vomitare una dietorella e con essa incontenibili sensi di colpa.
E per la cronaca: taglia o non taglia, non l’ho comprata. Il suo prezzo superava di circa quattro volte il budget che generalmente stabilisco per una polo. Più che altro, mi è servita a riconsiderare come economica una polo di Ralph Lauren che pure mi piaceva (ma che neanche ho comprato, ci dormo su e poi decido).