Finalmente, piano piano, mi sto procurando la quarta stagione di Lost. Un dovere, visto che nell’ultimo anno ho campato con il chiodo fisso di certi nodi da sciogliere.
A quanto pare, invece, vi si aggiungono altri nodi.
Mi conforta sapere che la sceneggiatura non ha subito rivoluzioni di stile in questa lunga pausa, e si dipana secondo i consueti colpi di scena e i consolidati punti fermi:

  • lo scambio continuo e reciproco dei ruoli di buono e cattivo, col fatto di non sapere mai chi sta assumendo il ruolo positivo in buona fede e chi no;
  • il passaggio di pistole da un proprietario all’altro (un must della trama di Lost);
  • la divisione della compagnia in due gruppi che seguono rispettivamente Jack e un altro capogruppo estemporaneo (Locke di solito), del quale non si capisce se ha intuito qualcosa che a Jack è sfuggita o semplicemente sta facendo lo stronzo;
  • I flash forward che non solo annodano ancora di più la trama, ma addirittura si contraddicono a vicenda;
  • la pettinatura della coreana sempre impeccabile nonostante i mesi di esposizione alla salsedine senza avere a disposizione alcuna miscela schiumogena detergente.

La vedo male. Temo che la mia paranoia sul bisogno di un epilogo razionale (e coerente con ogni singolo fotogramma dal primo episodio in poi) di quanto sta succedendo non verrà soddisfatta.
Mi arrabbierò molto.

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