Mentre voialtri romani davate il benservito a Rutelli, io visitavo un cimitero di guerra italiano che ho trovato per caso durante uno dei miei vagabondaggi della domenica. Quasi cinquemila soldati e qualche civile, età media di ventidue anni, tutti morti tra il ’43 e il ’44, provenienza dei cognomi equamente distribuita in ogni angolo d’Italia.
Finalmente posso dire di aver trovato un punto di conciliazione con Francoforte. Un cimitero.
Niente di strano: lo era anche a Londra, il punto di conciliazione con la città. L’Abney Park Cemetery. Solo che l’attrattiva dell’Abney Park era più che altro un nutrito viavai diurno di gay, i quali non si perdono d’animo quando c’è da eleggere spontaneamente un luogo di cruising all’aperto, e non guardano in faccia a nessuno, neanche alle lapidi.
Altro è il cimitero di guerra italiano all’interno del Friedhof Westhausen di Francoforte, un po’ decadente ma sicuramente il più bel cimitero di guerra che abbia mai visitato. Niente cemento, nessuna celebrazione patriottica, solo silenzio, alberi, ragnetti, corvi, margheritine, distesa di lapidi e tutto quanto. Qualcosa che richiama più la tranquillità dei giardini italiani che l’orgoglio del valore militare. Qualche salma rimpatriata, qualche donna lavoratrice civile, qualche lapide inclinata da radici invadenti, anche qualche foto che il sole sta sbiadendo e di cui pare che presto sarà difficile distinguere i volti. Nessun morto in Russia, nessun caduto in battaglia, solo prigionieri dei tedeschi che hanno smesso di vivere (uccisi?) prima di poter tornare in Italia. Giovanissimi. Qualcuno senza nome. Soldato Ignoto scritto sulla lapide, salme non identificate di ragazzi che qualcuno in Italia magari ha atteso ancora per decenni prima di rassegnarsi.
E voialtri eleggevate Alemanno.
Ma io il piacere perverso l’ho provato, lo ammetto, a veder perdere Rutelli, e proprio il giorno prima dicevo a qualcuno che desideravo che Alemanno vincesse. E lo avrei votato, se fossi stato residente a Roma, per contribuire al collasso totale della sinistra, dal quale solo ci si può attendere un rinnovamento.
Ha senso sperarlo?
Andreotti, del resto, è ancora lì a rendere evidente che dai collassi, loro, esono con un paio di graffi e si rimettono subito in sesto.

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