Finalmente mi è arrivata la conferma dell’avvenuto sbattezzo o, meglio, dell’annotazione a margine sul registro parrocchiale della mia fuoriuscita ufficiale dalla Chiesa Cattolica.
L’ho richiesto solo recentemente, nonostante fossi già da tempo socio dell’UAAR, per una questione di semplice pignoleria: avrei voluto indicare nella richiesta la data esatta del battesimo, ma a quanto pare si è trattato di un evento così importante e profondo che in famiglia tutti lo hanno rimosso dalla memoria.
Sono stato onorato di nessun ostruzionismo, al contrario di alcune storie ascoltate in giro. Anzi, nella risposta secca e lapidaria, il parroco scrive: “Siamo lieti di comunicarle di aver provveduto…”. Come a voler concludere con “e ora brindiamo”.
Una separazione consensuale, quindi.
Sugli effetti pratici del cosiddetto sbattezzo si è già detto molto, quindi sarò breve: non cambierà nulla né a me né a loro. Semplicemente evito che si usi il mio nome per contare gli adepti, tutto qui.
Per esempio: in Germania le statistiche ufficiali di diffusione delle religioni sono basate sul numero di persone che scelgono di pagare la kirchensteuer, la tassa che si versa alla propria confessione. È del tutto volontaria e, non essendo detratta dalle tasse come avviene in Italia, ma aggiungendosi ad esse, la versa solo chi davvero ha a cuore le sorti economiche della propria religione. Basandosi su questo dato, le statistiche rispecchiano fedelmente la realtà.
In Italia invece non ci sono statistiche ufficiali. Qualche sondaggio e nulla più. Quindi la Chiesa Cattolica si fa forte dell’Annuario Pontificio che dichiara il numero di adepti in base al calcolo dei battezzati viventi, tra cui (fino a ieri) anche io che, se ne avessi la possibilità, non indugerei ad annettere il Vaticano al comune di Roma e dichiarare finalmente risolta un’anomalia antidemocratica su suolo europeo.
Ma le statistiche sono davvero così importanti?
Sì, perché grazie ad esse la Chiesa Cattolica si sente in diritto di assumersi molta più forza e influenza di quanta gliene venga realmente concessa dal numero dei propri adepti. C’è una differenza psicologica collettiva abissale tra il dire che il novantotto per cento degli italiani sono cattolici e dire invece che, all’atto pratico, lo sono a stento il trenta per cento, i cosiddetti praticanti, quelli sul cui solo obolo domenicale dovrebbe affidarsi la Chiesa se venisse abolito il concordato (perché dubito che tutti gli altri, pur dichiarandosi cattolici non praticanti, siano disposti a pagare una kirchensteuer come quella tedesca che, tra l’altro, è anche molto più alta del famigerato otto per mille).
Ma c’è qualcosa che va oltre gli effetti pratici. È il significato simbolico che ha per me, perchè il mio nome su quel registro mi conferiva di fatto lo status di perseguitato affiliato ai propri aguzzini, come un ebreo tra i nazisti. Ora che ho avuto la conferma dell’avvenuto sbattezzo, ho l’impressione di aver fatto una piccola cosa per il mio amor proprio. E non è affatto poco.
Qui tutto ciò che c’è da sapere per sbattezzarsi.