Stamattina il collega T.K. mi ha chiesto perchè Airfrance no e la sgangherata Aeroflot sì. Non ho saputo dare risposta. Non avrebbe compreso bene le implicazioni della turnée sarda del Bagaglino.

Ho la buona abitudine di andare a piedi al lavoro nelle belle giornate. Ci metto circa un’ora, ma vale la pena di sfacchinare, visto che il percorso lambisce il Grüneburgpark e la visione di un paio di scoiattoli mi rifornisce di abbastanza buon umore da stare a posto per il resto della giornata.
Sia all’andata che al ritorno, a metà strada, incrocio sempre lo stesso tale, che evidentemente lavora dove io vivo e vive dove io lavoro. Ormai è un appuntamento fisso, e ci scambiamo sempre un’occhiata reciproca. Ha più o meno la mia età, è bruttino ma ha l’espressione simpatica. Oggi sono stato tentato di dirgli en passant che un giorno di questi finiremo per fare amicizia. Poi mi sono detto: lascia stare, è tedesco.

Ribadisco: Francoforte è una cittadina, per quanta voglia abbia la gente di definirla metropoli. In quale metropoli del mondo si scende in centro e si incontra per strada il cinquanta per cento dei colleghi, poi si va a fare la spesa e nel supermercato e c’è il restante cinquanta sparso tra gli scaffali?
Praticamente qui non è necessario avere i numeri di telefono della gente: ci si becca comunque in giro all’ora dello struscio.

Domani magari vado al Deutsches Architekturmuseum a vedere la mostra Neo Tokyo3, Architektur in Manga und Anime. Così mi riprendo dalle croste delle Impressionistinnen.

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