Mi sento molto sollevato constatando che la staffetta della fiaccola olimpica viene contestata così duramente, perché mi frustrava parecchio l’assenso mondiale o comunque il silenzio con cui stava avvenendo lo sdoganamento della Cina come potenza interlocutrice delle altre potenze democratiche. Nel frattempo io ho continuato a temere l’affermazione della Cina come superpotenza prima della sua completa democratizzazione, perché certi modelli di antidiritti civili sono fin troppo facili da esportare. Ora, leggendo degli assalti alla fiaccola, mi sento come se non fossi più solo io a vedere che il re è nudo.
Non capisco cosa intenda Gosper, del CIO, quando dice che “per la prossima edizione delle Olimpiadi bisogna pensare a rinunciare alla staffetta”. O meglio, lo capisco se lo interpreto come un tentativo di sviare l’attenzione dal reale obiettivo delle proteste, perché, detta così, pare che la gente a Londra e a Parigi ce l’abbia avuta con la fiaccola stessa, e non con la Cina. Qualcuno dovrebbe dire a Gosper che è difficile che queste proteste si ripetino per le olimpiadi di Londra del 2012 o, per esempio, se quelle successive si tenessero a Stoccolma o Montreal.