Hauptwache.
Stamattina nella S-Bahn verso l’aeroporto attacco bottone con due coppie anziane di americani. Vengono da Denver, Colorado.
Quando gli americani ti dicono la loro città, ci attaccano vicino anche lo stato.
Piacere, sono di Cleveland, Ohio. Abito a Boston, Massachussets. Vengo da Washington, DC.
Questi di Denver, Colorado vogliono sapere da quale terminal parte il loro volo, come se io avessi la faccia di chi certamente dispone di informazioni tali. Invece non so proprio da dove partano i voli della United Airlines. Me ne dolgo e gli butto lì la supposizione che decollino dal terminal 1, siccome il 2 è principalmente usato dalle compagnie low cost.
Una supposizione che funge da base per una chiacchierata cordiale sulle loro vacanze in Germania. Nella costosissima Germania, per chi viene dal dollaro afflosciato.
Simpatiche le due signore, una delle quali ha i capelli come se si fosse appena tolta i bigodini senza dare neanche un colpo di spazzola. Anzi no, senza come se: si è proprio tolta i bigodini senza darsi neanche un colpo di spazzola. Una scarola riccia.
Sono state a Sorrento e a Capri cinquant’anni fa. Non ho mai conosciuto un americano che non abbia incluso Sorrento e Capri in almeno un tour europeo. Hanno un bel ricordo di Napoli, ma la Scarola Riccia mi sconvolge quando tenta di consolarmi per la crisi della munnezza napoletana, ovviamente nota anche a Denver, Colorado.
“Non è giusto che Napoli, Campania sia messa alla gogna per questa crisi, ogni città ha i suoi problemi. Denver, Colorado, per esempio, è piena di musulmani.”
Voi la garbage, noi i muslims.
Detto ad alta voce in una S-Bahn piena di tedeschi che sul razzismo non transigono, visto che stanno ancora scontando scuse diplomatiche ogni qual volta un loro politico si trova nei paraggi di Israele. Le occhiate gelide non si contano.

Terminal 1.
Spero per loro che la United si serva di questo terminal. Avevano pochi minuti per fare il check in e appena giù dalla S-Bahn li ho visti venire risucchiati via dalla folla in direzione opposta al trenino per il terminal 2.
Io, invece, da bravo ansioso e ossessivo-compulsivo, sono in anticipo di ben due ore.
Per la prima volta in vita mia viaggio solo con bagaglio a mano.
Per la prima volta in vita mia ho potuto fare il check in online bypassando i banchi all’aeroporto.
Per la prima volta in vita mia, invece, non ho avuto una stampante a disposizione per la carta d’imbarco.
Meglio. Mi sono fatto cambiare il posto, visto che il check in online mi ha assegnato perentoriamente, senza possibilità di cambiamento, un claustrofobico posto centrale. La ragazzina dietro il banco, una newbie del check in, la cui targhetta la dichiara ancora in training, in un impeto di gentilezza di quelli molto diffusi a Francoforte e a cui ancora devo abituarmi dopo l’arroganza dei cafoni arricchiti di Wiesbaden, gira il monitor verso di me e mi fa vedere la piantina dell’aeroplano con i posti disponibili, per farmi scegliere il mio con cura.
Passo il controllo radiogeno prima del mio zaino, così mi tolgo lo sfizio di vederne il contenuto ricomposto a colori sul monitor dell’addetto. La pagnotta di pane di segale è riprodotta fedelmente, i weisswürst non tanto.
Al duty free reprimo sul nascere l’insorgere di una sindrome da shopping compulsivo.
L’aeroporto è il mio non-luogo preferito. In verità è l’unico. Stazioni e centri commerciali non mi attirano molto. Credo che il fascino dei non-luoghi stia tutto nel livellamento sociale. In aeroporto si è tutti uguali. come al cimitero in ‘A livella di Totò. La cosa però andrà perdendosi, vista la tendenza dei grandi hub a separare le utenze in terminal sciccosi per le compagnie di bandiera e terminal spartani per le low cost. Forse il fascino dei non-luoghi sta anche nella giustificazione della solitudine. Come in tutti i luoghi di transito, la solitudine in aeroporto non è qualcosa su cui arrovellarsi. Fa parte della dinamica del luogo. È, e basta.

Volo Lufthansa per Linate.
Come sempre, mi innamoro dell’assistente di volo. Prendete una qualsiasi compagnia tedesca e provate a non innamorarvi degli assistenti di volo.

Milano Linate.
Per quanto riguarda il mio senso dell’orientamento, la mia memoria geografica e la mia capacità di elaborare strategie di percorrenza da tale luogo a tale altro luogo, c’è poco da discutere, sono cose che hanno sempre funzionato. Allora è proprio così? Per proseguire il viaggio con un volo in coincidenza a Linate, bisogna uscire dall’area imbarchi e rifare il controllo radiogeno? O mi sono proprio perso in quel morso di aeroporto?
Fauna da fila all’imbarco.
Obesa americana che stava anche sul volo da Francoforte, proprio dietro di me.
Coppia napolo-tedesca, lui di una bellezza germanica sconvolgente, lei isterica nell’urlare “smettila, SMETTILA” continuamente alla bambina che piagnucola.
Anziano imprenditore milanese, somigliante vagamente al capoccia della GEOX che non ricordo come si chiama; porta una mandria di nipoti in gita pasquale a Sorrento e snocciola il piano della giornata punto per punto: “alle tredici saremo in albergo, alle tredici e trenta scendiamo a pranzo, nel pomeriggio andiamo a fare acquisti sul corso, assegno un budget a ognuno di voi, non più di cento euro”, e i nipotini ringraziano, mentre io mi chiedo come faranno a essere alle tredici in albergo se l’aereo atterrerà a Napoli alle quattordici e quindici. Intando mi gusto in bocca gli ultimi scampoli del sapore del primo caffè acquistato a prezzo umano, dopo che all’aeroporto di Francoforte un infarto l’ho rischiato vedendo un espresso a due euro e sessanta sul prezzario. Altro che caffeina cardiocida.

Volo AirOne per Napoli.
Ok, ci si può innamorare anche degli assistenti di volo italiani.
Subito dopo Roma, come al solito, l’aereo comincia a scendere verso Napoli. All’altezza del casertano, precisamente sorvolando Acerra, comincia a delinearsi inequivocabilmente la topografia campana, e le enormi, immense distese di sacchetti di immondizia diventano evidenti anche da alta quota. Sopra Afragola, sento turisti anglofoni annunciare: oh, that’s the rubbish. Ecco la munnezza. Siamo diventati famosi, mia cara Napoli, finalmente sei tornata nell’olimpo delle città sulla bocca di tutti.