Quasi tutti abbiamo affrontato la fine di una storia, perciò conosciamo quella sensazione che qualcosa da dentro di noi sia stato portato via.
È la famosa sensazione di vuoto.
Per anni si costruisce dentro di te quella presenza, prende il suo posto, diventa un organo indispensabile della tua quotidianità. Quando viene a mancare, ti senti un buco nero proprio qui sulla pancia.
Soprattutto quando viene a mancare all’improvviso, senza avvisaglie, non è così semplice elaborare quella sensazione di vuoto e smetterla di rigirarti tra le mani i vecchi ricordi, le vecchie lettere, smetterla di pensare a quello che dall’altra parte stava succedendo da circa un anno senza che tu ne sia stato coinvolto, mentre davi ancora per scontato il rapporto come un povero fesso.
A dicembre del 2006 il Garante della Concorrenza e del Mercato impone al neonato gruppo Sanpaolo-Intesa, di cui fa parte anche il Banco di Napoli, di cedere un tot di filiali ad altri gruppi per “eliminare i rischi di riduzione della concorrenza”, e tra le filiali in questione c’è anche quella sfigatissima di periferia dove tieni il conto.
Così, per compiacere al garante, vieni scaricato all’improvviso, ti ritrovi tuo malgrado cliente della Banca Popolare di Bari, lo vieni a sapere a cose fatte e non riesci a smettere di rigirarti i vecchi estratti conto tra le mani e a mormorare, “Perchè, cosa c’era che non andava?”
Tutto come un film già visto: il male che covava a tua insaputa, le scuse puerili (“le abbiamo inviato una lettera a gennaio per informarla”, anche se non è arrivato un cazzo), l’indifferenza post rottura di chi aveva già metabolizzato la fine prima di te e ti lascia solo a gestirne il colpo (“lei ora è cliente della Banca Popolare di Bari, si rivolga a loro”).
Dice: rifatti una vita, guarda avanti, ché magari con la Banca Popolare di Bari potrà nascere qualcosa di serio.
No.
Dopo quindici anni di rapporto col Banco di Napoli hai bisogno di stare un po’ solo. La Banca Popolare di Bari per ora è un lenitivo del dolore.
Eri abituato all’austerità di una delle banche più antiche del mondo, ora invece rispondono alle tue mail scrivendo fa’ (terza persona singolare presente indicativo) con l’apostrofo e concludendo con “molti cordiali saluti“. Non durerà.

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