Tutte le volte che sento o vedo la senatrice Binetti non mi concedo di avercela con lei: ce l’ho con chi ha permesso si associassero i termini “senatrice” e “binetti” all’interno di una cosa che dovrebbe essere il centrosinistra” (Luca Sofri, qui).

La Binetti, in effetti, svolge egregiamente il suo lavoro di cavallo di troia dell’Opus Dei dentro il Parlamento italiano, come lo svolgono tutti i suoi omologhi nei parlamenti di mezza Europa.
Solo che quei suoi omologhi, come la deputata francese Christine Boutin, feroce omofoba, hanno il loro da fare contro una sinistra che fa la sinistra, nell’ambito di una democrazia che si occupa delle sue minoranze.
Il lavoro svolto proprio alla perfezione, se vogliamo puntualizzare, è quello dell’Opus Dei che ha capito che il centro destra italiano è una coalizione assolutamente non bisognosa di ritocchi di delirio moralista e fanatismo religioso, e ha piazzato il suo cavallo, la sua troia-Binetti, in una sinistra dove ha trovato terreno fertile e ampia libertà di movimento tra gente che in altri paesi sarebbe considerata reazionaria (provi un politico della sinistra tedesca, per esempio, a dire che i matrimoni omosessuali offenderebbero il sentimento religioso dei suoi concittadini).
Perciò neanche io riesco ad avercela con la Binetti. O, meglio, posso avercela con lei per le sue posizioni omofobiche, non certo per il fatto che queste posizioni siano d’ostacolo al Governo per legiferare a tutela della minoranza omosessuale. Anzi le riconosco la coerenza che vorrei tanto individuare nei suoi compagni di partito, e che magari avrebbe permesso loro di considerare negativamente l’opportunità di accogliere prima un personaggio del genere nella coalizione, e di includerlo poi nella fondazione di un partito che si presume essere di sinistra.