A Napoli i gesuiti assaltano il presidio di prevenzione allestito dall’Arcigay e dall’ospedale Cotugno in occasione della giornata mondiale della lotta all’AIDS.
Si potrebbe discutere del fatto che piazza del Gesù, a Napoli, è un luogo pubblico, e che non sta scritto da nessuna parte che la sacralità di un luogo di culto si estenda su strade e piazze circostanti (soprattutto nel caso di piazza del Gesù, che è un luogo di passaggio centrale e affollato).
Si potrebbe discutere del fatto che, pur volendo accondiscendere a questa profusione imposta di santità, per quieto vivere e non per altro, non ci sarebbero comunque piazze altrettanto esposte nel centro storico di Napoli senza una chiesa dal cui fetore sacrale essere investiti.
Io invece prenderei spunto per discutere del fatto che queste aggressioni cattoliche, dal minuto del parroco al macroscopico di B16, istigano indignazione quasi solo in chi è direttamente attaccato. Altrove vengono percepite come incondivisibili ma tollerabili posizioni che preti e vescovi devono tenere per lavoro, come se facessero parte del loro abito, mentre l’importanza della chiesa risiederebbe in ben altre cose. È una mancanza di solidarietà che mi preoccupa, ed è la stessa tolleranza con la quale i tedeschi lasciarono degenerare l’antisemitismo dei nazisti fino alla soluzione finale.
Se sono esagerato, allora probabilmente lo è stato anche Primo Levi quando ha scritto:
«È avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. […] Pochi paesi possono essere garantiti immuni da una futura marea di violenza, generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali. Occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dai profeti, dagli incantatori, da quelli che dicono e scrivono “belle parole” non sostenute da buone ragioni.»

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