1. Il gatto non viene adottato. Semplicemente, viene a vivere con voi. E nonostante le comodità casalinghe, svilupperà la sua quotidianità secondo logiche del randagismo o addirittura dello stato brado tipico dei suoi grandi parenti africani. Vorrà sonnecchiare al sole come se fosse nella savana, vorrà rifarsi le unghie sul tronco di un albero, che nella vostra fattispecie è la gamba del tavolo, soprattutto vorrà cacciare. Mettete in conto la possibilità di ritrovarvi un passerotto squartato sul cuscino, ivi depositato per voi come gentile omaggio dall’amorevole felino. A me è successo.
    Ah! Se è maschio e non avete intenzione di fargli tagliare via lo scroto, vorrà tenere lontani altri eventuali maschi da casa vostra marcando punti strategici del territorio con spruzzate di piscio che per l’uopo ha un odore infinitamente più pungente e nauseabondo del piscio ordinario.
    Se è femmina, invece, delizierà periodicamente i timpani di tutto il condominio con mostruosi gemiti degni di una bufala di Mondragone con la ciucia in fiamme.
  2. Il gatto va conquistato. È un animale estremamente diffidente, e nei primi tempi è molto avaro di dimostrazioni di affetto. Certamente non basta dargli da mangiare per comprarsi le sue fusa, quella è vita facile che dovete cedere ai possessori di cani. Anzi, si ottiene l’effetto contrario sottoponendolo a smancerie forzate. Lui decide quando ufficializzare il legame affettivo, lui decide quando può cominciare a strofinare il suo muso sotto il vostro mento. Possono volerci giorni, ma anche anni. La mia gatta mi ha concesso le prime fusa dopo due anni di convivenza, e non ha più smesso.
  3. Il gatto non si ammaestra. I felini non hanno gerarchie come i branchi di lupi o di cani randagi, quindi il gatto non riconosce l’autorità. Ma sa riconoscere chi ha il coltello dalla parte del manico, quindi impara alla perfezione quali sono le cose che voi non volete che faccia, e le fa comodamente solo in vostra assenza.
  4. Il gatto perde il pelo. Lo perde in vari modi. Nature, sottoforma di pelo svolazzante congedatosi autonomamente dal corpo, o elaborato, sottoforma di chiazze di vomito contenenti i peli ingeriti durante giornate intere passate a leccarsi. Se non siete ben più che maniaci delle pulizie, invitate a cena qualcuno allergico e lo vedrete fuggire via in preda a una crisi di asma.
  5. Il gatto ha una vecchiaia problematica. Come divina punizione per il privilegio di una gioventù passata in salute di ferro (la natura ha raggiunto il suo apice creativo con la perfezione delle difese immunitarie feline), il gatto va incontro facilmente a acciacchi senili, soprattutto per quanto riguarda i reni. Quando il gatto si sarà fatto anziano, a voi sembrerà di esservi messi la vostra bisnonna in casa, e sarà un tripudio di farmaci e visite frequenti dal veterinario. A questo punto, o tirate fuori la crocerossina latente che è in voi, o assumete una badante per il gatto quando andate a farvi il fine settimana al mare.
    Chi segue questo blog da almeno due anni, forse ricorderà il vecchio gatto rosso sdentato della soffitta di Archway. È morto recentemente dopo articolati e pluriennali trascorsi clinici. Mi consola il fatto che ha passato gli ultimi tre mesi sulle verdi colline toscane.
  6. Il gatto si incazza. A dispetto delle fusa che vi ha fatto cinque minuti prima, se disturbato il gatto può anche tirare fuori l’artiglio malefico e graffiarvi di santa ragione. Ha un’intelligenza molto diversa da quella del cane, che è naturalmente portato alla sottomissione e al riconoscimento delle gerarchie. Il gatto non si sente sottomesso. Semplicemente, si affeziona perchè riconosce la vostra superiorità fisica e perchè vi identifica con la mamma (ecco perchè nei momenti di estasi di fusa viene a impastare sul vostro addome: rievoca la suzione del latte materno, durante la quale faceva la stessa operazione sul ventre della mamma). Quando però gli rompete il cazzo sul serio, con attenzioni insistenti e non richieste o tentativi di introdurlo nel trasportino per una visita dal veterinario, il graffio è quasi certo. Un gatto che non si incazza mai è un gatto i cui padroni hanno la saggezza di comportarsi con lui esattamente come lui vuole. Cibo quando vuole lui, sonno quando vuole lui, smancerie quando vuole lui. Mai in altri momenti.
    In vita mia ho conosciuto alcuni gatti dall’indole tirannica, ma lei ne sa molto più di me (come si chiamava la gatta di G.P. che usava letteralmente cacciare la gente da una stanza se aveva deciso di starci lei? Il Generale?).
  7. Il gatto è mariuolo. Voi credete che del cibo incustodito stia al sicuro dopo giornate intere passate urlando al vostro gatto che non deve salire sui ripiani della cucina, ma siete solo dei poveri illusi. E avrete anche voglia di stabilire orari e abitudini precise per i suoi pasti, ma lui conserverà sempre un’impostazione self service della sua alimentazione. A proposito dei pasti…
  8. Il gatto prende facilmente vizi. Dategli una prelibatezza, e il giorno dopo, quando gli aprirete di nuovo la solita scatoletta, vi guarderà con un’espressione che vorrà dire “questa roba te la mangi tu”. Ecco perchè si diffondono leggende metropolitane su tali marche di cibo per gatti che metterebbero sostanze assuefacenti nei loro prodotti per indurre il vostro felino a non volere prodotti della concorrenza. No, è che il vostro amato felino, quando qualcosa ha soddisfatto il suo palato, mette in opera veri e propri scioperi della fame per convincervi a riproporgliela. Voi state lì ad arrovellarvi, a pensare “non mangia da ieri, starà male?”, mentre lui sta solo tentando di comunicarvi un’ordinazione per la sogliola di Dover che avevate cucinato per voi e che avete fatto l’errore di fargli assaggiare.
  9. Il gatto è spericolato. Lo vedrete passeggiare sulla ringhiera del balcone, anche se abitate al sesto piano, e inizierete a diventare ansiosi. E non mi si venga a dire che il gatto sa il fatto suo, perchè la gatta di mia sorella si è tolta il vizio di farsi la sua passeggiatina serale lungo il cornicione del palazzo (al quinto piano) quella volta che è caduta sul marciapiede fratturandosi la mandibola e tutte e quattro le zampe. Ma comunque, probabilmente, la consapevolezza di potermela cavare con sole cinque fratture porterebbe anche me a togliermi lo sfizio di passeggiare in bilico su un cornicione del quinto piano.
  10. Il gatto non è mobile. Sono rari quei gatti che affrontano senza fare drammi i lunghi spostamenti in macchina. Il cane ve lo portate in vacanza anche in capo al mondo. Il gatto, invece, rivoluziona l’organizzazione che ha caratterizzato per anni le vostre vacanze, costringendovi a trovare soluzioni quali l’alternanza (a luglio rimango io col gatto, ad agosto tu), l’affido temporaneo (ma il gatto si mostrerà risentito al vostro ritorno) o la pensione estiva (se volete farvi odiare da lui). Nei casi più fortunati ci si rivolge al vicino di casa che vi farà il piacere di prendersi cura del gatto in vostra assenza, dopo che gli avrete spiegato – con tutta la dialettica convincente di cui siete capaci – che il compito consiste non solo del cibarlo, ma anche del ravanare ogni giorno nella lettiera alla ricerca di stronzi impanati e palle agglomerate di piscio e terriccio.