Mentre curioso nella sezione Olocausto al piano -1 della Feltrinelli di piazza dei Martiri, dall’altoparlante si sente la voce di Roberto Vecchioni che sta parlando al piano -2. La sua voce viene diffusa per la folla assembrata sulle scale, a cui è negato di scendere oltre perchè il piano -2 è pieno come un uovo.
All’inizio non bado a quello che dice. Roberto Vecchioni non mi ha mai interessato, né come musicista né come qualsiasi cosa in cui stia tentando di riciclarsi ora. Quando, dopo aver finalmente scelto i miei libri, comincio a prestare attenzione alla specie di conferenza che sta tenendo tre metri sotto i miei piedi, stabilisco che non potrà interessarmi neanche come scrittore o poeta, tale è la mole di stronzate che sta dichiarando tra un tocco di liricità e un pizzico di saggezza paracula alla nonna papera. Perdo il filo quando comincia una sorta di invettiva filosofica contro il concetto di “scatto alla risposta” che lo condurrà a dichiarare che lui odia le cose coi tasti. Non ho ben compreso cosa c’entri né dove voglia arrivare a parare con questo suo astio, ma si tratta di una dichiarazione inequivocabile: “io odio le cose coi tasti”. Tranne la macchina per scrivere, conclude, perchè ovviamente l’uso di una vecchia Olivetti Lettera 35 al posto del computer aggiunge ancora più liricità alla sua nuova veste di scrittore, la qual cosa non guasta, commercialmente parlando.
Mi verrebbe voglia di farmi largo tra la gente, togliergli il microfono da mano e invitare la sua folla adorante a realizzare le idiozie che sta dicendo. La cassiera invece commenta con la cassiera vicina: “Com’è intelligente, eh? Mi piace un sacco starlo a sentire”.

Annunci