Psicopatico, autolesionista, imbroglione.
Padre Agostino Gemelli, medico e psicologo, riassunse con questi tre aggettivi l’esito dell’indagine che gli fu commissionata dal Sant’Uffizio (oggi Congregazione per la Dottrina della Fede) su Padre Pio. Di conseguenza, il Sant’Uffizio emise nel 1923 un decreto ufficiale di sconfessione verso Padre Pio.
Si sapeva allora, come si continua a sostenere oggi con nuovi elementi, che Padre Pio era un’impostore. Lo sapeva in seguito anche Giovanni XXIII, che istituì ulteriori indagini e durante il cui pontificato fu fermamente osteggiato il culto nascente (con l’interessato ancora in vita) di Padre Pio.
Se oggi siamo vittime dello stillicidio del culto di Padre Pio, se piazze, giardini pubblici e qualsiasi angolo urbano utile sono stati occupati da statue come se ci fosse stata una pioggia magrittiana di padri pii, lo dobbiamo unicamente alle grandi doti mediatiche di Wojtyla, un papa duramente conservatore ma anche un così grande venditore da riuscire a spacciare se stesso presso l’immaginario comune come un papa progressista e innovatore.
Nessun papa con tali doti da pubblicitario si sarebbe lasciato sfuggire l’opportunità di sfruttare Padre Pio come un prodotto di successo, e di avviare un processo di canonizzazione che potesse funzionare da vera e propria operazione promozionale per il rilancio del marchio aziendale. Non c’è bisogno che spieghi io il giro di affari che ruota intorno a questo culto. O sbaglio?
Due anni fa scrissi un post in cui individuavo in Padre Pio le quattro caratteristiche principali di un prodotto di successo. Siccome l’archivio del 2005 non è più disponibile online, ripropongo brevemente quelle quattro caratteristiche qui di seguito.

Ha un nome vincente. A differenza dei nomi di molti suoi colleghi che si sono dovuti conquistare col tempo l’alone di santità, Padre Pio ha effetto immediato e puzza subito di stimmate e incenso e sangue e martirio.

Ha un packaging attraente. Sembra quasi che il suo aspetto sia stato plasmato dopo un’indagine di mercato (alla domanda “come dovrebbe essere il vostro santo ideale?” il sessanta per cento degli intervistati risponde…). L’immagine del buon omone stempiato e barbuto, con lo sguardo che sembra un condensato di amore cosmico, rassicurante e indulgente… diciamolo: erano anni che i fedeli volevano qualcosa del genere, stufi delle orbite vuote di Santa Lucia e delle macabre reliquie sparse qua e là per i santuari.

Ha una promozione efficace. Chiunque abbia una nonna che si rifornisce di settimanali scandalistici (come quella del sottoscritto) sa che un bel manipolo di cosiddetti morti di fama racconta continuamente di depressioni e malanni vari curati attraverso la dedizione a Padre Pio (i più spudorati arrivano anche a millantare apparizioni o contatti paranormali).
Sul satellite si può ammirare la sua tomba in diretta per ore e ore, grazie a una telecamera che la riprende perpetuamente e la trasmette sulle frequenze dell’emittente satellitare Telepadrepio. Ho una zia che ne è una fedele spettatrice.
Due anni fa, inoltre, fece la sua comparsa sui banchi di alcuni supermercati lo yogurt di Padre pio.

Ha una distribuzione capillare. Non so altrove, ma qui in Campania è un continuo e incessante proliferare di statue di bronzo a grandezza naturale che lo raffigurano mentre alza la sua indulgente mano da piedistalli, piazze, giardini, edicole, aiuole, rotonde, isole di traffico, fioriere.