L’unico bene che ho acquistato a rate è stata la macchina, che mi serviva urgentemente. Ho finito di pagarla due anni fa ma sto ancora maledicendo la finanziaria della Citroën.
A parte la macchina, ho la buona abitudine di rinunciare volentieri a un acquisto se non posso pagarne il prezzo in contanti. La modalità di rimborso della mia carta di credito è a saldo e dovrò essere impazzito proprio per bene il giorno che mi convertitò a una carta revolving. Ma neanche le offerte a tasso zero mi attirano, ché i pagamenti dilazionati mi mettono ansia.
Nonostante questo, l’istituto bancario che mi ha rilasciato la carta di credito mi manda periodicamente della pubblicità su prestiti, piccoli finanziamenti, rateizzazioni e via indebitando con interessi da infarto. Incredibile come questi depliant siano corredati di immagini di persone felici perchè hanno realizzato una serie di desideri, dalla vacanza in Polinesia al televisore al plasma. Mi chiedo se il loro umore si mantenga alto anche quando poi ricevono l’estratto conto dalla banca.
Oggi però quell’istituto bancario ha superato la più grottesca delle previsioni. Nel depliant che ho ricevuto, propone prestiti personalizzati per estinguere prestiti contratti altrove, da rimborsare in comode rate (le rate sono sempre comode; quando ho lavorato per una società finanziaria sono stato minacciato di fustigazione pubblica nell’open space se non avessi descritto come comoda qualsiasi rata, anche se ammontava a metà dello stipendio del richiedente). Raggruppamenti di rate, abbassamenti di rate, prestiti di quattordicimila euro per estinguere debiti di diecimila, il tutto con tanto di esempi e conticini descrittivi che decantano le suddette possibilità minimizzando o camuffando con abili doti dialettiche il fatto che il vecchio debito così aumenta anche del cinquanta per cento.
Indebitarsi ancora di più nel tentativo di estinguere i propri debiti, a una persona normale suona come una consueta e nota conseguenza dell’usura.

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