La Domiziana è famosa per le puttane e per gli incidenti mortali. Una sola carreggiata senza spartitraffico per entrambe le corsie e veicoli che scheggiano a velocità da mettere ansia perfino a me che di solito non vado tanto per il sottile col pedale dell’acceleratore.
Un tale che sulla Domiziana invade la corsia opposta a tutta velocità, schiantandosi conto un’altra macchina e ammazzando una bambina di tre mesi, dovrebbe accontentarsi generalmente di un trafiletto della cronaca provinciale del Mattino. Se non fosse che il tale è africano, con precedenti, e al momento dell’incidente risulta imbottito di anfetamine e cocaina.
Per carità, non mi si fraintenda: se ammazzi una bambina di tre mesi per un tuo comportamento irresponsabile e criminale, una vaga tentazione di esporti alla gogna mediatica viene pure a me.
Mi colpisce però che al telegiornale regionale abbiano riportato come dato aggiuntivo e assolutamente neutro, solo per permettere di ricostruire la dinamica della tragedia, che la neonata al momento dell’impatto stesse in braccio alla madre e intenta a succhiare.
E pensare che io, quando porto in giro mia nipote, non riesco neanche a mettere in moto se non mi sono assicurato che la mocciosa stia al sicuro, avvinghiata e immobilizzata nel babycar, a sua volta avvinghiato e immobilizzato sul sedile posteriore.
Pensare che per i lunghi percorsi facciamo tutti gli autogrill e le piazzole di sosta necessari a permetterle di poppare, lungi da noi l’idea di fare un solo metro senza che la bambina sia incatenata a dovere, e a norma di legge, in quel seggiolino.
E che quando c’è lei in macchina io reinterpreto al ribasso tutti i limiti di velocità, inchiodandomi sulla corsia di destra e candidandomi al podio di mollusco gasteropode strisciante dell’anno.
Ovvio quindi che il mio punto di vista estenda la definizione di criminale anche ai due genitori della piccola vittima, i quali dichiarano ai giornalisti che “loro non perdonano” (a me invece verrebbe la voglia di assumermi arbitrariamente una delega della piccola defunta e dichiarare che “io non perdono loro”).
Purtroppo, la cultura de la-legge-è-la-legge-ma-qui-si-fa-un-po’-come-cazzo-ci-pare, roba ormai radicata e pilastro della società napoletana, non mi dà la soddisfazione di poter condividere questo punto di vista coi giornalisti del TG regionale della Campania.