Monte Arazecca

Ci sono cose che si trascinano per una vita come chiodi fissi, pensieri così ricorrenti che basta poco a renderli materiale da lavoro psichiatrico.
Erano venti anni che volevo salire su quella montagna.
Da piccolo lasciavo la bicicletta dove finiva una certa stradina sterrata e tentavo di proseguire a piedi, ma non è che riuscissi ad allontanarmi di molto. Lì le masserie isolate usano lasciare spalancati i cancelli, permettendo ai loro enormi pastori abruzzesi di rincorrere e ringhiare contro qualsiasi oggetto semovente non identificato. E basta veramente poco a essere un oggetto semovente non identificato per un pastore abruzzese di una masseria isolata (beati comunque i padroni di quei cani, che sono bellissimi).
Per anni poi sono tornato in zona molto raramente e così brevemente da non potermi organizzare per tentarci ancora. Però nel periodo dei miei svolazzamenti frequenti tra Italia e Germania ho sempre cercato quella montagna dall’oblò mentre si sorvolava l’Abruzzo. E l’ho sempre riconosciuta – coltri di nubi permettendo – perchè io quella zona tra Molise e Abruzzo, che va da Isernia fino all’altopiano delle Cinquemiglia, e da Pescasseroli fino a Quadri, quella zona io la conosco come se avessi abitato per una vita in ognuno dei paesini di cui è costellata.
La montagna sta lì, pensavo. Se non è oggi, sarà domani, prima o poi ci salgo. Poi finalmente l’ho fatto.
Ieri ho lasciato la macchina dove da piccolo lasciavo la bici, e mi sono avviato sperando che i latrati lontani di pastori abruzzesi non fossero per me.
C’è voluto un dispendio di energie di cui non mi sarei considerato capace, ma ce l’ho fatta. Non in cima, ma quasi. Quanto bastava per vedere il Matese. E se non avessi avuto il Matese tra i coglioni, credo che avrei visto anche il Vesuvio, a oltre cento chilometri a sud, tanto era limpida l’aria.
Mi fa piacere pensare di essere stato il primo umano da un secolo a questa parte ad attraversare il bosco sul fianco della montagna, siccome il vecchio sentiero era quasi del tutto scomparso. È stata una traversata straniante e inquietante, la mia presenza imprevista ha fatto alterare un paio di falchetti e fuggire via dei fagiani. Senza considerare volpi e cinghiali, di cui la zona è piena, che saranno corsi via a gambe levate al solo annusarmi. E evitando di pensare al fatto che lì ci sono gli orsi marsicani, e che non è lontano dai confini del Parco Nazionale dove hanno reintegrato la lince. Coi gatti so trattare, non so se la tecnica vale anche per le linci.
Solo col senno di poi però ho realizzato l’atmosfera alla Blair Witch Project, al momento quel posto mi è sembrato il paradiso terrestre. Ci tornerei domani stesso (con lei, ché due persone incuriosiscono un orso marsicano molto meno di una sola e silenziosa).