Anche Forbes parla di Napoli. Questa volta almeno non per la solita emergenza rifiuti, ma per il rischio di sparizione che la fa rientrare nella lista delle otto grandi città che nel giro di cento anni potrebbero non esistere più.
C’è quella che rischia di spopolarsi per una galoppante depressione economica, quella che potrebbe essere completamente sommersa dall’innalzamento delle acque, quella che rimarrà a secco di risorse idriche e così via allarmando.
Se in alcuni casi il rischio è dato da un trend non necessariamente invariabile (Detroit potrebbe avere un boom economico che la salverebbe, per esempio), in altri casi è basato su un fattore concreto e tangibile o su una sorta di spada di Damocle, come per Napoli.
Infatti, di questo allegro gruppo di metropoli date per spacciate, Napoli s’è beccata la previsione più hollywoodiana, per non dire cruenta: potrebbe essere rasa al suolo da un’eruzione del Vesuvio.

Il Vesuvio non è un vulcano spento, come molti tendono a credere, tanto che da anni è stata individuata una zona rossa di rischio su cui è programmato un piano di evacuazione che coinvolge circa mezzo milione di persone residenti nei comuni attorno al vulcano.
L’imprevedibilità dei tempi e dei modi dell’evento rende approssimativo il piano di evacuazione, la cui efficacia rimarrà un’incognita fino al giorno della messa in pratica (‘a cca a cient’anne, direbbe mia nonna), ma un’epidemia di ottimismo qui fa dare per scontato che l’eruzione (a) sarà prevista con mesi di anticipo e (b) sarà effusiva e riguarderà solo i comuni dell’area circostante il Vesuvio.

Ora non è che io disponga di una solida preparazione in vulcanologia, ma ho avuto la fortuna, anni fa, di scambiare due chiacchiere con una geologa e studiosa proprio del Vesuvio. Questa smentì sia il punto a sia il punto b spiegandomi in parole povere ma chiare che, sebbene il Vesuvio sia il vulcano più studiato e osservato del mondo, un evento del genere potrebbe presentarsi anche con un preavviso insufficiente ad attuare l’evacuazione, e che il rischio di catastrofe non è limitato ai cosiddetti comuni vesuviani, ma potrebbe riguardare l’intera area metropolitana. Insomma, un’eruzione esplosiva dopo anni di quiescenza potrebbe essere catastrofica.
La geologa mi espose una scala di rischio in cui il grado più basso prevedeva una pioggia fitta di ciottoli bollenti e lapilli su Napoli. Salendo, annunciava nubi di gas tossici che ricoprirebbero la città asfissiando qualsiasi essere vivente. Per poi arrivare ai gradi più alti, con la previsione di un terremoto violento e, considerando che il Vesuvio sta proprio lì affacciato sul Golfo, una gigantesca onda anomala che distruggerebbe la costa, chalet di Mergellina compresi. Ed è questo lo scenario immaginato da Forbes, che per le altre città è più clemente e meno apocalittico.
Volendo guardare il lato positivo della cosa, si risolverebbero l’emergenza rifiuti e l’abusivismo edilizio. In ogni caso, assicurare la propria macchina contro i danni da eventi naturali non sarebbe una cattiva pensata.

Per approfondire: un sito sulle principali eruzioni del Vesuvio.

Annunci