“Un giorno, per favore, spiegami la storia dell’immondizia, ché non riesco a capirla.. Da quanto capisco, sembra che i comuni vicini non vogliono né termovalorizzatori, né discariche, ma preferiscono sorbirsi una montagna di merda in putrefazione sotto il sole.”

Lo dice Frà commentando il post di ieri, e una richiesta del genere merita spiegazioni tutt’altro che affrettate. Ho interpellato lei, che è particolarmente sensibile su questo argomento e la sa lunga. È casertana, ben documentata, informata e soprattutto incazzata come una belva, per motivi desumibili dai suoi post dedicati all’argomento.
Dedico la risposta anche al magnifico sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino, che proprio oggi ha dichiarato “chiusa” l’emergenza rifiuti (io non so più se definirla rimbambita o stronza).

Allora, la parola a Eus:

Dunque, parliamone.

Frà, ci sono diversi ordini di motivi per cui tutta la Campania (ma anche altre regioni, non si dovrebbe dimenticarlo) versa in questa situazione di perenne emergenza e muore affogando nei rifiuti – suoi e degli altri. In realtà queste sono le ultime fasi in ordine di tempo di un problema che si trascina nella forma in cui lo vediamo oggi da almeno quindici anni, fatto di cattiva gestione del ciclo dei rifiuti da parte delle istituzioni, controllo del territorio da parte della criminalità organizzata, e un grosso “buco” culturale della popolazione.
E’ una situazione abbastanza complessa, ma cercando di riassumerla in maniera sommaria si può dire che il problema è che la regione è diventata meta dei traffici illeciti (gestiti dalla camorra) di rifiuti tossici (industriali, e non), che vengono dalle zone più industrializzate d’Italia, rifiuti che in passato hanno contribuito a diminuire la vita di discariche che altrove sarebbero durate molto di più, e che poi successivamente hanno invaso completamente il territorio tramite lo sversamento su qualsiasi angolo non edificato delle nostre campagne. Cosa che non si è conclusa, anzi, è in continuo aumento. E uno.

Due: dal canto loro, le istituzioni – di qualsiasi colore politico esse fossero – non hanno mai fatto niente per portare in Campania un ciclo funzionante della gestione e smaltimento dei rifiuti, in particolare non si è mai fatto molto per spingere, culturalmente e praticamente, nella direzione della raccolta differenziata, del riutilizzo e della rimessa in circolo del prodotto della stessa nel ciclo delle merci. Attualmente, se tutti facessero la raccolta differenziata, qui, non ci sarebbero impianti dove portare e trattare i rifiuti differenziati, per esempio. Invece di spingere in questo senso, si è andati al contrario nella direzione degli inceneritori e degli impianti di CDR… quelli che però sono stati progettati o sono in via di costruzione in questi ultimi anni sono di tecnologia obsoleta e a grande rischio di emissioni nocive (la cui costruzione è stata approvata per via dei costi più bassi rispetto a quelli di minor impatto ambientale e tecnologia più avanzata… e anche per altri motivi, ma vabbuo’) in un territorio già sfinito di rifiuti tossici sparsi praticamente ovunque e controllato da una camorra che si infiltra a tutti i livelli nella vita sociale e politica della regione, che su questi traffici lucra – e molto – e alla quale tenere viva l’emergenza rifiuti serve per coprire fisicamente i traffici di rifiuti nocivi che vengono da fuori regione. In più, a discariche ormai quasi tutte esaurite, invece che verso una risoluzione drastica del problema (le soluzioni ci sarebbero, se solo si volesse attuarle) si risponde con l’apertura di nuovi sversatoi che vengono individuati in maniera del tutto priva di criterio. Due esempi eclatanti: il sito proposto di recente che si trova all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, o la discarica di Lo Uttaro (Caserta), ricavata su un luogo già contaminato negli anni passati, dichiarato inquinato di interesse nazionale e per il quale era stato previsto un progetto di bonifica. E che si trova a MENO DI 500 metri dal centro abitato, tra l’altro, che sarebbe la distanza minima prevista. E che invece è stata aperta ugualmente ed è attualmente in funzione. Per dire. Per questo, la gente qui muore. Si muore come mosche e sempre più giovani, per leucemie e patologie tumorali.

Il tutto è poi strettamente connesso con altri problemi, come l’abusivismo edilizio, che rientrano in quelle che oggi si chiamano ecomafie. E ripeto, qui necessariamente si sintetizza. Questa è la storia così come io l’ho appresa leggendo, leggendo e ancora leggendo, soprattutto per merito delle inchieste di Alessandro Iacuelli.

Un paio di suoi articoli che possono servire da sintesi sugli ultimi tempi che possono dare un’idea della situazione li puoi trovare qui e qui, unitamente a questo ottimo e dettagliato articolo di Guido Viale .

Ad aver voglia e tempo di approfondire, ci sarebbe da andare qui e leggere tutti i post relativi al tag discariche, e infine leggere il suo libro, “Le vie infinite dei rifiuti – il sistema campano”.

Infine, terza e ultima considerazione, in questo caso del tutto personale anche se secondo me non meno importante: il problema culturale. Al popolo campano è venuto a mancare, per un complesso intrico di ragioni storiche e antropologiche, il senso del territorio condiviso (è demanio? Allora non è mio, ecchemmifrega) e quello del cordone ombelicale che lega ambiente ed esseri umani. Da cui: la tendenza ad avere un campo visivo limitato (a stento, a volte) al proprio cortile, ad avere una memoria storica pressoché nulla, e in genere a disinteressarsi delle questioni ambientali con ostentata indifferenza e scarsissimo senso della responsabilità, soprattutto nei confronti delle generazioni future. A ben guardare – non solo qui, ma qui più che altrove – nell’immaginario collettivo la raccolta differenziata sembra davvero ancora una roba da poveri, piccoli, romantici sognatori ecologisti. E però!

La gente che vedi protestare, Frà, sono quelle fette di popolazione (ancora troppo esigue, purtroppo) che si sono accorte che le cose non vanno per il verso giusto e sono arrivate all’esasperazione. Poi anche qui ci sarebbe da precisare diverse cose, ma anche qui mi sembra più giusto rimandare alla lettura del libro di cui sopra. Comunque, i cittadini che da “fuori” si vedono protestare, in genere protestano non CONTRO le discariche, gli inceneritori, eccetera, ma PER una qualche diversa soluzione che rispetti almeno il loro diritto a non vedersi portare via la salute in maniera così cinica, cieca e irresponsabile. Protestano perché le discariche non sono costruite in sicurezza, gli impianti CDR producono CDR di pessima qualità, gli inceneritori che costruiscono loro sotto casa sono antiquati ed emettono diossine, e perché in realtà dio solo sa che cosa ci finisce realmente, dentro questi impianti. Non preferiscono sorbirsi una montagna di merda sotto il sole, bensì vorrebbero che quella merda venisse portata in posti dove possa essere resa non pericolosa per la salute, invece che finire così com’è in un buco enorme, già contaminato, dove per quest’estate si prevede la proliferazione di DUE MILIONI di topi. Per esempio. Perché poi a tutto questo bisogna aggiungere anche un bel buco di corretta informazione. Eh, ci dovessimo mai far mancare qualcosa…

… e il guaio più grosso di tutti sai qual è? Che le voci competenti in materia sono più o meno d’accordo sul fatto che quello che succede oggi alla Campania è pericolosamente in via di espansione verso altre regioni. Le altre regioni. Anche la tua, ovunque tu sia. E parliamone, allora.

Eus