Della puntata della trasmissione di Santoro dedicata ai DiCo, che ho visto oggi in streaming qui, mi ha colpito tra le altre cose la brevissima intervista al titolare della libreria gay milanese Babele, il quale ha detto (cito a memoria) “siamo sempre stati lasciati soli contro il Vaticano, è una guerra tra froci, noi e loro”.
E poi l’intervista al prete (o ex prete?) che ha parlato di un’altissima percentuale di presenza di omosessuali tra il clero, il sessanta per cento.
Del resto ogni omosessuale che si rispetti, con un minimo di frequentazione di luoghi di aggregazione gay (locali, cruising, chat) è incappato almeno una volta nel prete frocio. Personalmente posso contare tre di questi brutti incontri, mentre un mio amico ha avuto una breve relazione sentimentale che è durata quattro mesi prima di scoprire che lui era un prete, rimanendoci quasi secco per la delusione (e la rabbia mi ribolle al punto che sarei tentato di scrivere qui nome, cognome e parrocchia del mentecatto parassita).
Ora, vuoi vedere che tutto quest’astio vaticano, tutto questo schierarsi contro ogni ipotesi di emancipazione delle persone omosessuali è una geniale strategia per contrastare la crisi delle vocazioni e sottrarre potenziali preti alla militanza gay?