“Già, il mondo adesso è pieno di omosessuali, ma io continuo a preferire la tradizione, un uomo e una donna. E soltanto oggi, alla mia età, capisco perchè mia madre da ragazzino non voleva mandarmi al cinema da solo. Temeva facessi brutti incontri, perfino in quel cinemetto dove andavo, in via dei Prefetti, dove oltre al film ti davano anche la merenda. Ma crediamo davvero che i nostri giovani attendano col fiato sospeso il matrimonio omosessuale?” (Giulio Andreotti in questa intervista)

In verità, caro Andreotti, i giovani attendono col fiato sospeso che la classe politica si svecchi e si rinnovi, e che a interpretare le loro attese siano uomini e donne altrettanto giovani e non decrepiti ottantenni che preferiscono la tradizione.
In verità, caro il mio matusa scellerato, il mondo non è pieno di omosessuali adesso. Le persone omosessuali ci sono sempre state in percentuali più o meno simili in qualsiasi società di qualsiasi tempo, solo con diversi livelli di visibilità a seconda del grado di accettazione sociale.
Gli omosessuali che lei, caro senatore a vita, ha visto spuntare come funghi durante la sua interminabile esistenza non si sono materializzati dal nulla come una virulenza incoraggiata dalla decadenza dei costumi (diciamolo, è il concetto che lei è tentato di esprimere chiaramente), ma si sono semplicemente scoperti il volto grazie all’emancipazione conquistata negli ultimi decenni. In Europa, intendo, non qui da noi in Africa.
La tradizione che lei, onorevole purtroppo immortale, si pregia di preferire include invece una storia secolare di persecuzioni e repressioni, di costrizioni alla clandestinità e al sotterfugio, soprattutto di umiliazioni quotidiane che hanno spinto le persone omosessuali a nascondersi, anche nel buio del cinemetto di via dei Prefetti dove la mamma non voleva mandarla, solo per l’emozione di stare mano nella mano.
L’umiliazione più grande oggi è vedere il mondo andare avanti mentre l’Italia è incagliata nel medioevo dei diritti civili per colpa del fatale miscuglio di provincialismo e sottomissione al Vaticano che contraddistingue gran parte dei politici e soprattutto lei, che parla dei nostri giovani e cita brutti incontri nel buio di un cinema a proposito di omosessualità.
Che schifo, che schifo.
Mi verrebbe di augurarle un’umiliazione simile se non sapessi che lì in alto, dove il potere circola ai massimi livelli, le umiliazioni sono tutt’altro che di casa. Le posso garantire però che è infinitamente più dignitoso vivere a testa alta la propria omosessualità che uscirsene per prescrizione da un processo per associazione mafiosa.