Spinto dalla curiosità mi sono creato un account su Second Life.
Mi sono scelto l’avatar, l’ho snellito, allargato le spalle, abbronzato un po’. Gli ho messo un paio di jeans oversize a vita bassa con l’elastico dei boxer in vista e una t-shirt fuxia. L’ho chiamato Detlef Lubitsch (Detlef perchè, come mi disse il mio coinquilino berlinese, in Germania è proprio un nome da frocio, Lubitsch perchè il cognome va scelto tra quelli proposti) e l’ho mandato in giro per questo mondicino posticcio in cui già sguazzano tre milioni di avatar, ovvero estensioni virtuali di altrettanti insoddisfatti della VitaReale®.
In Second Life circola il linden dollar, una valuta virtuale convertibile in dollari americani. Chiunque può fare affari creando contenuti virtuali da rivendere in giro per Second Life e incrementare il suo conto. Ho scoperto che c’è anche un’agenzia immobiliare italiana (perchè in Second Life bisognerà pure abitare da qualche parte, e un pezzo di terreno costa svariati linden dollar). Alla partenza si riceve in dote un solo linden dollar ma, volendo (e garantisco che io NON voglio), è possibile acquistare dei virtualissimi linden dollar utilizzando la propria realissima carta di credito.
L’interazione degli avatar è estremamente evoluta. Proprio per la struttura tridimensionale e realistica dell’ambiente (sebbene simil-cartone animato), le conversazioni seguono logiche che corrispondono più al dialogo dal vivo che alla chat.
Dicevo di Detlef Lubitsch.
Appena arrivato in Second Life ha dovuto imparare a muoversi e interagire. Subito dopo ha dovuto confrontarsi con la dura realtà… ops, con la dura virtualità del ritrovarsi in un ambiente sconosciuto, senza amici e senza una lira in tasca. Il punto di partenza è presto trovato: grazie alla funzione di ricerca si è precipitato in un rinomato club gay dove ha conosciuto la sua prima amichetta, una ballerina di lap dance, ovvero una frociarola olandese ansiosa di farsi la sua cerchia di amichecche pure su Second Life.
La frociarola, dispensando consigli, è stata impietosa: “devi trovarti un lavoro”.
Ora, o da qualche angolo di Second Life salta fuori un bell’amante facoltoso disposto a mantenermi per una seconda vita di svaghi, lussi e viaggi, o non sono disposto a crearmi un corrispettivo virtuale del cumulo di stress e ansie marcato VitaReale®.