Si è appena saputo che Lino Banfi infilerà una famigliola omosessuale o, meglio, omoparentale (lui + lui + figlia) tra i personaggi di una sua seguitissima serie televisiva e già ho letto gravi paroloni di indignazione sui blog cattolici che sono solito leggere in preda a impeti di masochismo. Tra poco – è prevedibile – diranno la loro anche le varie associazioni religiose e lo faranno con quello sdegno disgustato che ha già contraddistinto il loro dissenso in occasioni simili, come quando hanno tentato di difendere l’equilibrio psicologico dei loro bambini (magari già provati da qualche palpeggiamento in parrocchia) dalla visione di una coppia lesbica in un’altra serie di Banfi.
Non entro nel merito di ciò che deve o non deve essere mostrato in televisione, mezzo per il quale non ho mai provato molto interesse. Mi sorprende però la selezione che i cattolici fanno dei casi di omosessualità mostrabili nella cosiddetta fascia protetta. Questi quattro bigotti dotati di troppa voce trascinano nelle solite polemiche moralistoidi ogni storia di relazioni stabili, ogni situazione in cui l’omosessualità è vissuta in maniera serena e costruttiva, in cui è normalissima parte della quotidianità, insomma ogni cosa che possa funzionare da modello positivo per gli adolescenti omosessuali senza che questi debbano aspettare di essere più maturi per affrancarsi con le proprie forze – se mai ne avranno – dagli onnipresenti modelli eterosessuali.
Tacciono, invece, in tutti quei casi in cui l’omosessualità viene presentata nella solita modalità macchiettistica o sopra le righe, per non dire volgare, indipendentemente dall’orario di trasmissione, perchè evidentemente sono quelli in cui viene confermata l’idea marginale che hanno dell’omosessualità. Costoro applicano con diligenza l’ipocrisia che gli viene quotidianamente suggerita dal loro pontefice e che si concretizza in un rifiuto parziale della realtà, della quale accolgono e distorcono solo gli aspetti funzionali alle loro meschine ragioni.