Due anni fa, nel 184, alla fermata di piazza Ottocalli, un uovo saettò fulmineo attraverso le porte e si schiantò sull’innocente volto dell’anziano signore seduto un paio di posti davanti a me.
Qui a Napoli, con l’approssimarsi del carnevale, ogni pullman dell’ANM ha il suo bel tuorlo che cola viscido lungo il vetro di un finestrino. Orde di ragazzini imberbi si sentono autorizzate da questa festività a lanci random di uova addosso a chiunque capiti a tiro. Scendono dai Quartieri Spagnoli, da Scampia, da Materdei, dalla Sanità, comprano la loro brava confezione di Ovito da sei e se ne vanno in giro a fare vittime fraintendendo il detto ogni scherzo vale che, glielo si dovrebbe far presente, non si riferisce agli scherzi della natura quali costoro sono in carne e ossa.
E neanche i Carabinieri sono in grado di contenerli.
Dice: la scuola che fa, non li educa?
La scuola fa qual che può, e mi sono un po’ stancato di sentirla additare come capro espiatorio o peccatrice di gravi omissioni nei confronti dei bambini e dei ragazzini disagiati. La scuola qui a Napoli ha un grande nemico contro cui non può fare nulla: la famiglia (sì, proprio quella minacciata dai PACS!).
Non serve a molto sforzarsi di inculcare un po’ di senso civico nella mentalità di queste bestioline che poi tornano a casa e si vedono delegittimare l’insegnamento scolastico con una full immersion nella cultura dell’illegalità e della sopraffazione, nelle piccole e nelle grandi cose. Come quando nella scuola media dove insegna mia madre fu tenuta una giornata di educazione stradale, con tanto di lezioni tenute dai vigili urbani e diplomini rilasciati a tutti i ragazzi, che poi all’uscita furono prelevati dai rispettivi genitori sulle cosiddette vespe familiari, in quattro e senza casco.
Ora, come ogni anno, il problema delle uova mi ricorda che in questa città il controllo della situazione è completamente sfuggito di mano alle istituzioni se queste non sanno tenere a bada dei ragazzini; che l’indole illegalitaria si tramanda con leggerezza di padre in figlio sotto lo sguardo sconvolto di chi ancora crede di avere diritto a una convivenza civile; soprattutto che a me viene sempre molto difficile immaginare che Napoli abbia ancora qualche speranza di essere una città non dico normale, ma almeno non così animalesca.