Negli ultimi tempi ho cominciato a soffrire di flashback olfattivi – dico flashback per evitare di attribuire alla mia psiche il sinistro concetto di allucinazione – e probabilmente questo è uno dei sintomi del mio malessere da superamento del trentesimo anno di età. In genere durano un’appena percettibile frazione di secondo e mi riportano alla mente situazioni infantili, soprattutto riguardanti la vita familiare. Insomma, roba passata e sepolta.
Stamattina al lavoro ho avvertito l’odore di certi leccalecca al limone che io e gli altri bambini del condominio compravamo per cento lire al bar appena fuori il portone e ce li slinguazzavamo seduti lungo la rampa delle scale. Robaccia pessima che causò non poche carie su quei denti di latte, e che comunque avevo rimosso, anzi non avevo mai inserito nella mia memoria storica delle cose da non dimenticare.
Solo che il flashback stamattina durava troppo e era troppo intenso. E più si intensificava, più sentivo chiari i borbottii e le imprecazioni che tutti i giorni accompagnano il passaggio della donna delle pulizie più scorbutica che il mondo abbia mai conosciuto. Stava usando ettolitri di questo.

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