Negli appartamenti delle città dove è presente Ikea ci sono sempre le stesse cose, stessi vasi, stesse lampade, stessi accessori. Quindi dispiace un po’ anche a me questo fatto che Ikea non venda il presepe, ché sarebbe stato interessante vedere in giro presepi fatti con lo stampino e made in people’s republic of china. Magari con un nome tipo präsepiå e i canonici trenta giorni per restituirlo nell’imballo originale se non sei soddisfatto.
Contenti, poi, coloro i quali si indignano per le strategie di marketing della Rinascente, che gli nega la tradizione. Perchè la tradizione, ovviamente, non è fare il presepe, ma comprarlo di plastica alla Rinascente.
Intanto la Lega ha messo a disposizione dei suoi elettori un numero di telefono a cui segnalare le scuole elementari di Milano dove non si fa il presepe.
La mia maestra (stiamo parlando dei primi anni ’80) ci faceva allestire il presepe in classe tutti gli anni l’8 dicembre. Tirava fuori sughero e statuine, e giù sberle a chi faceva maldestramente cadere a terra qualche personaggio, magari pure secondario. Ricordo con terrore le nostre mani tremanti che posizionavano Benito in bilico su una collinetta di sughero. Poi lei prendeva ‘o bambiniello e se lo chiudeva a chiave in un cassetto perchè, diceva, gesùbbambino è nato il 25, e lo diceva soprattutto rivolta verso l’unico bambino testimone di geova che c’era in classe.
Solo che la scuola poi chiudeva il 22 e allora si rendeva necessario questo parto pilotato.

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