Commette reato di sodomia chiunque induca, promuova, propagandi o pratichi in modo vergognoso atti sessuali con persone dello stesso sesso. Verrà punito con la reclusione da 1 a 3 anni di prigione.

Si tratta del primo comma dell’articolo 204 del codice penale del Nicaragua, un paese democratico.
In occasione delle elezioni presidenziali che si sono tenute poco meno di un mese fa, la Conferenza Episcopale del Nicaragua ha inviato ai deputati del parlamento una lettera in cui invitava apertamente al mantenimento di questa legge nel codice penale che è in corso di revisione, dicendo: “si mantenga l’articolo 204 vigente che si riferisce alla sodomia. […] Abbiamo constatato una campagna internazionale diretta a dare legittimazione alle relazioni omosessuali, incluso la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Per questa ragione, è indispensabile che Voi proteggiate la famiglia composta da padre, madre e figli, nucleo fondamentale della società nicaraguese”.

Non posso dire di provare meraviglia, in verità. Ne ho già abbastanza per considerare la chiesa cattolica come uno dei principali mali da cui guardarmi, usando spesso la parola nemico per definire bene il rapporto che corre tra me e essa.
Mi meraviglia piuttosto la leggerezza con cui viene accolta la notizia di un così grave caso di omofobia ecclesiastica, anche da parte di persone omosessuali. Mi si dice che uso parole grosse (nemico), che devo accettare il fatto che ci possano essere idee diverse dalle mie, promuovendo così una discriminazione (che nella fattispecie nicaraguese è già persecuzione) a idea.
Mi si dice soprattutto che non ho il diritto di aspettarmi una presa di posizione, neanche blanda, tra amici, familiari e affetti vari. Neanche quando un vescovo qualsiasi mi manderebbe in galera.