Desiderio (Maria Pia Calzone), una transessuale che i suoi genitori si ostinano a chiamare Salvatore, è legata sentimentalmente a Andrea (Valerio Foglia Manzillo), finchè questo decide improvvisamente di sposarsi con un’altra. Intorno a questa vicenda ruotano quelle degli amici di Desiderio: Massimino (Vladimir Luxuria), che dirige le prove di un gruppo di travestiti in un teatro di un quartiere popolare di Napoli (li vediamo prima alle prese con Filumena Marturano di Eduardo e poi con la Medea di Euripide), poi Europa (Enzo Moscato), un anziano femminiello che fa da nonna e tutrice ai bambini del rione, e le pittoresche Suegno e Vera Vuman (Sara Carbone e Gino Curcione), una transessuale e un travestito che dimostrano una volta per tutte la grandiosità dell’incontro tra transgenderismo e napoletanità. Il film prende il titolo proprio dall’ambizioso progetto di Europa di aprire alle pendici del Vesuvio un centro agrituristico in cui coltivare prodotti biologici e nel frattempo accogliere uomini in crisi a cui offrire un supporto psicologico.
Mater Natura è il primo film diretto da Massimo Andrei e ha partecipato alla rassegna della Settimana Internazionale della Critica nell’ambito del festival di Venezia del 2005, in cui ha riscosso un discreto successo, senza che poi questo sia stato seguito da promozione e distribuzione adeguate (infatti ho dovuto aspettare fino a ora per poterlo vedere).
I personaggi sembrano spesso sul punto di cadere rovinosamente nei soliti stereotipi sul travestitismo, ma si reggono in piedi grazie a una rappresentazione molto cosciente dell’omosessualità e della transessualità nella cultura popolare napoletana. Quello che altrove potrebbe essere improbabile se non impensabile (un rione che affida la cura e l’educazione dei propri bambini a un vecchio femminiello), qui a Napoli è stato normale per secoli fino a qualche decina di anni fa (va detto che ormai dell’integrazione della transessualità nella cultura popolare ci era rimasta solo la processione dei femminielli di Mamma Schiavona al santuario della Madonna di Montevergine, finchè l’abate dell’abbazia non si è fatto venire una crisi isterica contro questa tradizione pluricentenaria).
La caratterizzazione perfettamente esilarante e anche amara dei personaggi però fa a cazzotti con una trama confusionaria e sconclusionata e col fatto che Maria Pia Calzone sarà anche brava, ma come transessuale non è per niente credibile. Mentre gli altri personaggi, Europa, Suegno e Vera Vuman, nella loro esagerazione sono rappresentati in maniera molto realistica, la Calzone non ha un bel niente della transessuale. Ho il sospetto che la scelta di una donna (biologicamente parlando, si intende) per la parte di Desiderio nasca per venire incontro al pregiudizio diffuso sulla capacità delle persone transessuali di avere una vita sentimentale che non sia clandestina e grottesca.
I muscoli e le spalle larghe di Valerio Foglia Manzillo (già visto nell’Imbalsamatore di Garrone) sono sempre in bella vista e distolgono l’attenzione da tutto il resto. Vladimir Luxuria al suo esordio cinematografico (credo) offre una buona prova, ma il migliore di tutto il cast per me è Gino Curcione, che ricorda, semmai ce ne fosse bisogno, che il vero femminiello originale non è una donna, ma una vasciaiola nel corpo di un uomo.

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