La morte di Wojtyla mi ha spinto oggi pomeriggio ad accendere finalmente la scatola che si vede e si sente: faccione di Bruno Vespa, Porta a Porta, opinionisti vari (tutti ovviamente competenti come tale Giletti presentatore televisivo), Vespa che deride con sufficienza il comitato del Nobel per la pace dicendo che ha negato il premio a Wojtyla perchè è composto in maggioranza da donne. Spengo la scatola che si vede e si sente. Seguirò l’esempio di Yoshi: per un po’ starò lontano da qualsiasi fonte di notizie dette o scritte, altrimenti poi mi accusano di cinismo come ogni volta che tento di spiegare a qualcuno perchè in questi giorni non mi commuoverò affatto per la morte di Wojtyla “il grande”.

In tempi non sospetti tornerò sull’argomento. Per adesso, pentito del mio impeto di autocensura, pubblico nuovamente il post che ho cancellato ieri pomeriggio nel timore di disturbare chi è commosso per la morte di Wojtyla (tutto sommato, chi si commuove per lui è difficile che càpiti qui, e in quel post ho involontariamente fornito a qualche dubbioso telespettatore di Vespa la versione esatta del motivo per cui Wojtyla non ha mai avuto il Nobel):

Immagino quanto sia difficile anche per atei, non praticanti, appartenenti ad altre religioni, non emozionarsi per l’agonia di Wojtyla, specialmente grazie alle maratone televisive che gli stanno tirando i piedi per giocarsi fette più o meno grandi di pubblico drogato di sensazionalismo (su questo rimando a un lucido post di Fainberg) e indotto alla commozione per la sofferenza di una figura paterna che incarnerebbe la bontà salvatrice del mondo.
Non essendo io abituato alla somministrazione della droga catodica, sono salvo da questa commozione e mi limito a veder trascorrere queste ore come l’avvicinarsi della morte di un uomo tra i più influenti della storia recente, e a augurargli che arrivi in fretta a sottrarlo alle sofferenze. Ma se mi si chiedesse di vedere in lui l’incarnazione del bene e della pietà, non potrei non rispondere che vedo in lui il rappresentante di un papato oscurantista, invadente, discriminante. Non posso dimenticare il Wojtyla che chiese la grazia per l’assassino Pinochet, il Wojtyla che ha incoraggiato e supportato la mafia dell’Opus Dei (ricordo la proposta di legge di un deputato francese, appartenente all’organizzazione, di iscrivere l’omosessualità tra i reati penali, giusto per far capire quali mostri crea l’Opus Dei), quello che ha ostacolato le campagne anti AIDS in Africa in virtù della morale che vede il preservativo come oggetto di perdizione, quello che ha fatto strisciare questa morale tra i banchi del nostro parlamento per barattare supremazia ideologica con emorragie di voti dalle parrocchie (c’è qualche parroco che non stia esortando i suoi utenti a disertare il prossimo referendum?), soprattutto quello che ha alimentato il morbo dell’omofobia attraverso il Catechismo e perfino l’Inquisizione che oggi ha lo sviante nome di Congregazione per la dottrina della fede. Lui o chi per lui.
L’importanza storica di questi giorni non svia la mia attenzione da questi fatti, nè il rispetto dovuto alla sofferenza di un moribondo mi fa dimenticare che la Chiesa, così com’è, ha la malignità di un cancro.
La nomina del successore verrà fatta da un conclave di cento e passa cardinali guidati dai tre ammiragli di Wojtyla: Sodano, Ruini e Ratzinger. Non c’è bisogno di spiegare le posizioni di questa gente, nè di avere dubbi sulla natura conservatrice e moralista del prossimo capo della Chiesa. E se pure dovesse mostrare tentativi di apertura laddove il papato precedente ha alzato imponenti muri, ci penserà la provvidenza a rimettere le cose a posto, come fece con Albino Luciani, in arte Giovanni Paolo I, uccidendolo  “con un infarto” al sospetto di velleità riformatrici a solo un mese dall’investitura.

Se ne parla anche qui e qui.