La solidarietà è facile quando non costa niente, ed è ancora più facile quando chiede solo di accodarsi a un coro e retwittare o condividere su Facebook. Lo vediamo ogni volta che una catastrofe mette in ginocchio una città o un’intera regione.
Un po’ più impegnativa è la solidarietà che richiede uno sforzo concreto. Su questo credo che siamo tutti d’accordo.
Questo spiega perché ovunque vedo condividere, linkare, inoltrare e perpetuare fino all’esasperazione questa irrealistica richiesta di annullare la manifestazione del 2 giugno a Roma per devolverne i costi ai terremotati emiliani, ma nessuno si prende la briga di condividere la pagina che la Regione Emilia-Romagna ha messo a disposizione per chi vuole effettuare donazioni in denaro, anche piccole, e dove si spiega come mettere a disposizione beni materiali, tempo e competenze propri.

Si può essere solidali sia con le vittime del terremoto, sia con una delle due uniche feste laiche della Repubblica Italiana (i cui costi non possono certamente essere recuperati tre giorni prima della manifestazione, e questo lo capiscono anche i bambini).

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