Nel giro di pochi giorni incappo in svariati tedeschi della mia età che, da atei, osservano la quaresima rinunciando a qualcosa o a più cose insieme: alcol, sigarette, dolciumi. Al mio “perché?” non sanno rispondere, visto che non possono giustificare la cosa con la religione. Ne fanno una questione di tradizione e di “beneficio” della rinuncia, una sorta di autodisciplina. Chiedo quale sarebbe questo beneficio, e non metto in dubbio che ce ne sia uno, ma io non lo so neanche immaginare, e loro non me lo sanno spiegare. Intendiamoci: rinunciare a alcol, sigarette e dolciumi fa sempre bene, ma qui l’intento è di osservare il precetto di una religione che non è la propria, per motivi che non si sanno spiegare, e per poi tornare a fare il solito abuso dopo i famosi quaranta giorni. Il motivo mi sfugge.
Di gente che osserva la quaresima in Italia facendo rinunce ne conosco a decine, ma lo fanno per l’osservanza consapevole di un precetto religioso, di una religione che si segue. “È sempre bene rinunciare a qualcosa” non è un motivo, perché non mi si riesce a spiegare in che modo la rinuncia deliberata possa apportare benefici, o comunque benefici maggiori di un uso moderato per tutto l’anno invece dell’abuso nei restanti 325 giorni.
Fremi per trenta giorni perché vuoi fumarti una sigaretta, ti pregusti la sigaretta che ti accenderai tra dieci giorni, e nel frattempo muori stecchito nel cesso con l’asciugacapelli in mano e i piedi nell’acqua. Il tuo ultimo pensiero sarà per la sigaretta che non hai potuto fumare, e sul rapporto angosciante tra brevità dell’esistenza umana e l’utilità di certe stronzate. L’autodisciplina a tempo determinato a trentacinque anni a cosa dovrebbe educare? A sopravvivere in eventuali tempi di vacche magre? Ne deduco che, se un giorno non potessi più permettermi sigarette e una birretta nel fine settimana, morirò di angoscia e inedia perché non ho voluto autoeducarmi alla rinuncia in questi quaranta giorni. Ammazza, oh, non fa una piega.







11 commenti
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23 febbraio 2012 a 07:47
kidpix
Io lascerei solo tradizione e cancellerei “beneficio”. Secondo me la seconda la attaccano per non lasciarsi vedere come bacchettoni e religiosi, ma ne risulta uno strano miscuglio… qua a Berlino se ne fregano ampiamente di tutto,e quando gli chiedi cose arcane come “quando è pasqua quest’anno?” ti dico candidamente che loro da atei non ne hanno idea.
In realtà da ateo non ne ho mai avuto idea neanche io, l’anno che riseco a capire quando cade Pasqua vinco anche il super enalotto e divento papa.
23 febbraio 2012 a 08:56
totentanz
Kidpix, qui a Francoforte ne ho beccati tre in quattro giorni. Statisticamente il dato è rilevante :)
Il fatto è che già sono insofferente ai condizionamenti con cui le religioni avvelenano le vite dei credenti. Quan do poi vedo residui di questi condizionamenti anche nelle vite degli atei, senza motivo…
23 febbraio 2012 a 09:27
kidpix
> Statisticamente il dato è rilevante :)
ti prego no…cosi’ mi riporti al lavoro! :-D
Anche io non sono, anzi,non ero, cosi’ morbido con comportamenti del genere. Ho notato pero’ che da quando mi sono trasferito in Germania il non essere piu’ esposto a quest’aura santa/bigotta/finta/etc ha sensibilmente diminuito la mia ipersensibilita’. Qui fanno l’unica cosa ragionevole: se ne fottono altamente! Non ho mai trovato nessuno che si appigliasse a qualche battuta contro credenti per farne un dibattito,anzi mi hanno spesso guardato con atteggiamento tra il neutro e il curioso.
PS: non ho capito quindi tu a che rinunci a Pasqua? :-P Io alla religione…
23 febbraio 2012 a 09:32
totentanz
Alla religione ho rinunciato a tempo indeterminato, non solo per 40 giorni. Durante ‘sta quaresima a che devo rinuncia’? Ci ho pensato, sai, ma alla fine non ho vizi, o almeno niente la cui rinuncia possa essere un sacrificio apprezzabile da una eventuale entità divina o ectoplasmatica, o possa generare effetti positivi sulla mia personalità in base al principio dell’autodisciplina.
23 febbraio 2012 a 09:48
kidpix
Ottimo direi :-D
25 febbraio 2012 a 21:22
winckelmann
Per quanto mi riguarda il massimo del massimo sarebbe rinunciare alla mortadella, ma non riesco a immaginare nulla che possa valere un sacrificio di tale portata.
29 febbraio 2012 a 16:54
Stefano
Eh, io lo so a cosa dovrei rinunciare io. Ma col cazzo che ci rinuncio :P
29 febbraio 2012 a 18:12
totentanz
Brucerai all’inferno, sai?
4 marzo 2012 a 15:24
stefano
Spero in buona compagnia, almeno.
4 marzo 2012 a 21:32
Isaboh
Ci ho riflettutto.Secondo me e’ un’ altra forma di “isteria collettiva”, che induce pradossalmente persone di vario genere a intraprendere un comportamento socialmente condiviso senza apparente motivazione personale.Mi ricorda le mie amiche tedesche,che dal 2006 sono inspiegabilmente diventate delle fussbal-fans.Oggi tifare una squadra e sbattersi i coglioni insieme al proprio partner a vedere la Hertha in un kneipe fumoso e’ diventato trendy, oltreché cool. Rituali collettivi per gente annoiata con la scusa dell’autodisciplina.
6 aprile 2012 a 16:57
garnant
Semplice solidarietà nei confronti di Gesù? In quanto figura umana/letteraria, intendo.