Eccolo qua, il video, a imperitura memoria di una città che ha normalizzato la violenza.

Montesanto è il quartiere più centrale di Napoli. Lì, attorno a quella stazione dove è morto Petru Birlandeanedu, ci sono un ospedale, un’università, perfino un commissariato di polizia. È un luogo di passaggio sempre affollato.
Può succedere a chiunque, a Napoli, di morire ammazzato tra i piedi di qualcuno preoccupato di obliterare il biglietto del treno, ma siccome questa volta è successo a un immigrato rumeno, il concetto temo che non venga recepito a dovere. Se una morte del genere non tocca dal vivo, figurarsi in differita al telegiornale.

Ora venite ancora una volta a parlarmi del calore napoletano, della solidarietà, dell’umanità che a Napoli regolerebbe i rapporti tra le persone. Cosa altro serve per ammettere una volta per tutte che è una cultura da quattro soldi, una disinvolta invadenza spacciata per calore umano, che alla resa dei conti (e non è la prima volta) non riesce a fare altro che trasformarsi in cinica indifferenza?

La legge 407/98 stabilisce l’assunzione diretta in un ente pubblico dei familiari a carico delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Mi si perdoni il riferimento a un risarcimento così materiale, ma ho come la sensazione che nessuno si muoverà per aiutare la moglie di Petru Birlandeanedu a ottenerlo.