Eccolo qua, il video, a imperitura memoria di una città che ha normalizzato la violenza.
Montesanto è il quartiere più centrale di Napoli. Lì, attorno a quella stazione dove è morto Petru Birlandeanedu, ci sono un ospedale, un’università, perfino un commissariato di polizia. È un luogo di passaggio sempre affollato.
Può succedere a chiunque, a Napoli, di morire ammazzato tra i piedi di qualcuno preoccupato di obliterare il biglietto del treno, ma siccome questa volta è successo a un immigrato rumeno, il concetto temo che non venga recepito a dovere. Se una morte del genere non tocca dal vivo, figurarsi in differita al telegiornale.
Ora venite ancora una volta a parlarmi del calore napoletano, della solidarietà, dell’umanità che a Napoli regolerebbe i rapporti tra le persone. Cosa altro serve per ammettere una volta per tutte che è una cultura da quattro soldi, una disinvolta invadenza spacciata per calore umano, che alla resa dei conti (e non è la prima volta) non riesce a fare altro che trasformarsi in cinica indifferenza?
La legge 407/98 stabilisce l’assunzione diretta in un ente pubblico dei familiari a carico delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Mi si perdoni il riferimento a un risarcimento così materiale, ma ho come la sensazione che nessuno si muoverà per aiutare la moglie di Petru Birlandeanedu a ottenerlo.








12 comments
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17 Giugno 2009 a 3:09 pm
kawakumi
Come ho già commentato altrove da Napoletano non posso far altro che stare malissimo nel vedere quelle immagini… ma, credimi… non si tratta di Napoli o Roma, Milano o Venezia… si tratta di un micidiale mix di TERRORE, OMERTA’ e RASSEGNAZIONE dal quale sono affette la maggior parte delle persone oggi in Italia…
Non è la città dei vermi… troppo facile ridurre il fatto ad una questione legata a Napoli e alla sua gente… il problema è che viviamo nel Paese (se non nel mondo) dei vermi.
17 Giugno 2009 a 3:19 pm
Katia
In compenso:
http://roma.repubblica.it/dettaglio/abbandona-un-cane-ferito-su-scala-mobile-denunciato/1653287
“Alcuni passanti che avevano assistito alla scena hanno contattato i Carabinieri del Nucleo Scalo Termini in servizio di stazione Mobile in piazza dei Cinquecento che hanno bloccato il romeno, intorno al quale, nel frattempo, si era formato un capannello minaccioso di persone.”
Delle due l’una: o a Roma sono più civili, o …….
Vabbè, poi è giusto che ci si indigni e si aiuti anche un povero cane … però, ecco …. no so davvero cosa dire, davvero.
17 Giugno 2009 a 3:41 pm
miic
io non lo so se in un’altra città d’europa un uomo agonizzante (per qualunque motivo) avrebbe suscitato meno indifferenza, forse no. quello che so per certo è che nelle altre città d’europa non ci sono bande di criminali che corrono in motocicletta in pieno centro sparando sulla folla
17 Giugno 2009 a 7:06 pm
fabristol
Quando ho visto il video ieri sono rimasto shockato. C’erano persone indifferenti, come se quell’uomo a terra fosse parte della stazione e non un essere umano. Posso capire le persone che avevano paura o scappavano. Ma quello col telefonino, quello che timbrava, quella… dio mio. Ma come ci si puo’ deumanizzare in questo modo.
18 Giugno 2009 a 10:50 am
caporale
porca la miseria, l’ho visto. atroce.
18 Giugno 2009 a 11:35 am
neurobi
Questo video mi lasciato dentro un senso di orrore come non mi capitava da tantissimo tempo.
18 Giugno 2009 a 4:57 pm
marcoboccaccio
penso che il succo di tutto è nelle tue parole “è una cultura da quattro soldi, una disinvolta invadenza spacciata per calore umano”; ma non solo quella napoletana di cultura, bensì quella (presunta) italiana in generale. quella delle pacche sulle spalle e dei “cucù!”, voglio dire.
18 Giugno 2009 a 8:44 pm
Cassandra
Agghiacciante… ma il disprezzo conta poco: quello che ci manca è il coraggio di distinguere le cose fasulle da quelle vere.
Questo video rappresenta uno dei miei maggiori incubi: quello di non correre in soccorso a qualcuno che sta veramente male (l’indifferenza che ho per strada verso le richieste di soccorso è dovuta al fatto che spesso, troppo spesso, sono tranelli).
Per fortuna non mi è mai successo, ma non è perché non vivo a Napoli: è solo fortuna.
Non è il napoletano, il cittadino, l’italiano… siamo io, te, tutti.
18 Giugno 2009 a 11:50 pm
neurobi
@Cassandra: sono d’accordo con te nel senso generale, ma credo anche che tutti noi possiamo e dobbiamo distinguere la “truffa” dei tanti personaggi metropolitani dal dolore e sangue di un uomo ferito a morte.
Quello che vedo in quelle immagini è un abominio senza giustificazioni.
19 Giugno 2009 a 12:23 am
Gattosolitario
Completamente d’accordo con te, come quasi sempre devo dire.
21 Giugno 2009 a 11:57 am
Michelangelo
Il video è terrificante e fa vergognare di esistere.
Ma io che conosco molto bene la città e le sue “regole”, non vedo nessuna “indifferenza” in ciò che mostrano le immagini: vedo solo la solita, disgustosa, paura di cui è imbevuto ogni napoletano.
In questo senso la definizione di vermi va benissimo: nessuno si ferma (anzi, si fugge all’impazzata) perchè là dove si vede scorrere del sangue, si teme che di lì a poco possa scorrere anche il proprio. La reazione è rapida, istintiva, animalesca e priva di ogni umanità.
Se non ci fossero stati i tornelli, il video mostrerebbe solo gente che corre.
Parlo per esperienza diretta e ripetuta.
23 Giugno 2009 a 1:54 am
nrst
Concordo con Michelangelo. La stazione di Montesanto è dotata dei più sofisticati impianti biometrici, dal soffitto pendono telecamere e microfoni che intercettano e identificano. Per la sicurezza e il controllo, dicono. Ma di chi?
Vedere filmati del genere ci svuota dentro, ma solo perché quei luoghi li conosciamo, almeno una volta abbiamo soprassato quel varco per andare al mare o andare a trovare il fidanzato/a. Quel posto è familiare, è nostro, lo possiamo calpestare e toccare. E’ forse questo il discrimine che rende più giusto e più saggio chi non c’era e ora grida allo scandalo dell’indifferenza?
Si parla di deumanizzazione, ma quante guerre abbiamo “visto” dalla seconda guerra mondiale? Tante ché l’orrore non ci fa più impressione. Numeri soltanto numeri. Sono stranieri sono numeri, nient’altro. Poi abbiamo cambiato canale. Diceva la Confaloni in Parenti Serpenti “Un terremoto? Ma dove? In Cina? Eeeeh quelli sono un miliardo di abitanti abituati a peste, carestie….”. Ma ora l’orrore di una città in guerra è qui.
Nella città post-umana che è Napoli, laboratorio di un Paese tristemente futuribile, nella città paranoica che riempie il vuoto lasciato timore della morte col cibo e la furbizia, in questa città non è l’indifferenza e l’omertà, come spesso si dice, a muovere le coscienze. E’ la paura. Saremmo tutti scappati, noi napoletani, davanti a quella scena, avremmo scavalcato il tornello, obliterato magari per fare in fretta. Chi della paura della morte violenta si è cibato sin da piccolo forse avrebbe reagito così. Forse no. Non mi sento di giudicare, in tutta onestà.
Paradossalmente un vergine a questa violenza avrebbe reagito con più umanità, con più coraggio, con più lucidità, con più dignità. Forse una persona libera da queste paure tutte partenopee avrebbe reagito in modo più “civile”. Forse. Ma la città è piena di morte, è piena di morti, è moribonda. E noi siamo vermi che si cibano di un corpo ancora caldo.