Altra questione linguistica, ma soprattutto culturale: ci ho messo un po’ ad abituarmi al vincolo del sì in tedesco.
In italiano – intendo nell’italiano di Napoli – molto spesso il sì è solo l’apertura di una possibilità, non sempre la presa di un impegno. Il sì dato in risposta a un invito ad andare al cinema insieme la settimana successiva (i tedeschi programmano con un certo anticipo), a Napoli decade automaticamente in assenza di successive conferme, mentre qui in Germania è immediatamente un contratto da cui recedere formalmente in caso di impedimenti o ripensamenti.
In effetti mi è capitato di dover andare al cinema all’improvviso perché avevo dimenticato di aver detto sì sette giorni prima.
Ora ho imparato che molte risposte che a Napoli suonerebbero scortesi, qui sono apprezzatissime al posto di un sì incerto: “forse”, “vediamo”, “poi ne parliamo”, “dipende dal film”.







11 commenti
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22 aprile 2009 a 14:27
mfisk
Qualche giorno fa stavo andando bel bello a pranzo quando mi ha telefonato un avvocato di Berlino al quale incautamente un paio di settimane prima avevo detto che mi sari tenuto libero, se lui avesse finito per tempo un precedente impegno che aveva a Milano.
Non avendolo più risentito ero certo che se ne fosse semplicemente dimanticato, così come avevo fatto io due minuti dpo aver detto di sì (a due settimane di distanza, poi!)
Alla fine, peraltro, è stato meno peggio di quanto mi aspettassi e abbiamo fatto una piacevolissima conversazione.
22 aprile 2009 a 16:01
Annarella
E’ una cosa che apprezzo molto. Sono in bianco e nero. O ci vai o non ci vai :) Si evita di perdere un sacco di tempo e si è molto più diretti con l’altro :)
22 aprile 2009 a 17:24
neurobi
Non sono né tedesco, né napoletano, ma apprezzo lo stesso le risposte così; sono quelle che do più frequentemente. Preferisco così. :)
22 aprile 2009 a 22:03
Gattosolitario
A me questo peró piace molto delle culture anglosassoni!
23 aprile 2009 a 00:41
ribaldo
Per la mia esperienza cuneese le storie stanno esttamente come in Germania, con una variante:
Il SI è un sì certo
Tutte le altre risposte (‘forse, vediamo, poi ci mettiamo d’accordo, può essere un’idea ecc ecc) sono un NO
Basta saperlo, e io mi trovo benissimo!
23 aprile 2009 a 13:59
fabristol
Qui in UK sono molto piu’ rilassati. Non esistono organizzazioni di eventi (uscite, cinema, pub). Si va quando si va e se si ha voglia. E se qualcuno non va nessuno si offende. Credo dipenda dall’imprevedbilita’ del tempo atmosferico. Spesso le gite fuori porta si organizzano a dieci minuti dalla partenza perche’ dipendono dalla presenza del sole o meno.
23 aprile 2009 a 18:27
totentanz
Fabristol, le gite fuori porta qui in Germania si organizzano non più tardi di cinque giorni prima (mediamente una settimana prima), basandosi rigorosamente sulle previsioni meteo. E se le previsioni si rivelano sbagliate, la gita fuori porta si fa lo stesso: se c’è una cosa che i tedeschi non hanno imparato e non impareranno mai, è che ai programmi si può derogare una volta tanto.
24 aprile 2009 a 17:41
Isaboh
Sich verabreden è uno dei verbi che detesto di più.
Non sopporto la necessità di programmare anche un semplice ” prendersi un caffè” come se fosse una pratica burocratica, o un appuntamento dal notaio.
Penso che quando ci si ” verabreda” la vita diventi meno interessante…..tutto diventi noia mortale.
Voglio che l’imprevisto faccia parte della mia vita anche a costo di essere maleducati, e italioti. Può venire il più figo del mondo a chiedermi di uscire, ma se mi apre l’agendina e mi vuole preventivamente ficcare in uno stundenplan io lo mando a cagare. Mi piace una cosa degli italiani, e soprattutto dei napoletani. Hanno sempre tempo per te. Sono tremendamente affezionata al si italiano e a certe piccole cerimoniosità linguistiche. ( Vuoi un caffè? No..ma dai dai l’ho appena fatto…è caldo, ma no no no. Vabbè si va prendo un caffè grazie”
Complimenti per il post, ” andare al cinema all’improvviso” è bellissimo!
25 aprile 2009 a 14:23
s|a
Anch’io odio il “planning” quando si tratta di ozio, vacanze, amicizie, tempo libero…
25 aprile 2009 a 17:10
d-K
Un amico francese trasferitosi a Napoli per studio si stupiva della medesima cosa. Una volta mi chiese: “Ma perché se ci siamo dati appuntamento per la settimana prossima, mi dite sempre ‘poi ci sentiamo’?”
Un’altro fenomeno che lo lasciava allibito era il fatto che nelle conversazioni una persona coprisse l’altra senza lasciarla finire, cosa che gli creava dei problemi perché lui non prendeva mai a parlare aspettando che l’interlocutore finisse, mentre quest’ultimo non si fermava mai, attendendo invece – come da consuetudine napoletana – di essere interrotto. Inoltre credeva fosse per una questione di scarso interesse verso ciò che diceva il motivo per cui lo interrompevano spesso. Gli dovetti spiegare che era esattamente l’opposto: interrompere una persona denota interesse per l’argomento discusso; se non interrompi, non parlerai mai; se non interrompi, penseranno che l’argomento non t’interessi (cosa che aveva notato, visto che molti vedendo che non interveniva gli chiedevano se si stesse annoiando).
3 maggio 2009 a 09:18
Io mo’ lo mando a stendere » Haramlik
[...] mai riuscito a passarmi, nonostante tutti questi anni di esilio, ed è quello che Totentanz spiega qui, raccontando dei suoi malintesi con i tedeschi: In italiano – intendo nell’italiano di Napoli – [...]