La mia vita in questi giorni è piena di gente che si lamenta del fatto di aver assunto in una manciata di ore tante calorie quante basterebbero per permettere a una famiglia del Burkina Faso di tirare avanti per un paio di anni.
E va bene. È normale mangiare molto durante queste feste, lo si è sempre fatto e io stesso lo faccio. A Napoli, poi… (ho sempre sostenuto che la cucina napoletana ha il suo momento di trionfo proprio nei menu natalizi).
Quella che mi suona strana invece è l’esplosione di auguri di buon natale che giungono – ciclostilati come al solito, e complici nuovi mezzi come Facebook – provenienti anche da chi, in tempi non festaioli, si distingue per posizioni apertamente critiche nei confronti della chiesa, del cattolicesimo, dei pretacci e della religione in generale.
Sarà che il cosiddetto spirito del natale non mi coglie, pur senza appartenere a quel gruppo di snob-astiosi che dichiarano di odiare questa festa, ma io non ho mai avuto alcuna difficoltà a mantenere un minimo di coerenza nei miei ateismo e anticlericalismo. Sono anni che non faccio né ricevo auguri o regali di natale, fatta eccezione per un paio di bambini che mi ritrovo intorno ultimamente e per mia nonna, che ha un caratteraccio e andrebbe in giro a descrivermi come  stronzo matricolato se non le procurassi qualcosa da scartare.
Eppure quest’anno c’è stato il boom degli auguri di buon natale, sempre più mielosi e sdolcinati, anche da chi dovrebbe prendere totalmente le distanze dal cattolicesimo.
Gay per primi, perché anche una semplice adesione formale a una festa cattolica significa prestare il fianco al proprio persecutore. Ma questo è solo un mio parere, liberissimi di farlo tra loro. Evitino almeno di augurare a me che “gesù bambino rinasca nel mio cuore”, ché sono carta conosciuta, sbattezzato, socio dell’UAAR, e quindi un augurio del genere mi suona più ridicolo che altro, oltre che malaugurante e da rigettare con gesti scaramantici. Tié.