Ah be’, certo, gli USA sono una grande democrazia, terra di libertà dove tutto può succedere. Fa niente se fino a ieri li disprezzavamo indicandoli come paese fintodemocratico di consumisti, ignoranti, ottenebrati dalla televisione, obesi e guerrafondai. Gli USA si sono eletti un presidente nero e allora tutto cambia, siamo d’accordo.
Non fa niente se Obama ha comunque tirato in ballo i soliti valori cristiani, non si è mai espresso sulla pena di morte, anzi se ne è dichiarato favorevole nel caso di attentatori dell’11 settembre – la qual cosa per me significa essere favorevoli alla pena di morte tout court – e infine ha espresso parere contrario sui matrimoni omosessuali.
La sua elezione si presenta comunque come preludio a importanti cambiamenti, ma non si può mica pretendere che faccia sparire d’incanto i reparti di armi dai grandi magazzini, i talk show deliranti, i predicatori razzisti, l’americano medio che crede che la Danimarca sia una regione della Nuova Zelanda e che il Lussenburgo faccia parte del gruppo degli stati canaglia. Non ci si può mica aspettare che faccia ridurre improvvisamente l’apporto calorico del Big Mac, né che porti alla bancarotta le multinazionali americane della frutta in Nicaragua e Costa Rica, né che spinga i media ad archiviare definitivamente le vicende di Paris Hilton.
E temo che Spike Lee continuerà ancora per molto a imbrattare ettometri di pellicola.
I motivi per cui noi Europei per decenni abbiamo altezzosamente disprezzato gli States, fingendo di ignorare difetti culturali equivalenti in casa nostra, sono sempre lì. Nessuno li ha tirati giù con un colpo di spugna e non li vedremo sparire nei prossimi anni. Allora qualcuno mi spiega a cosa si deve questa seconda luna di miele tra noi e gli Americani?
A questo punto non sono più tanto sicuro che sia stata l’elezione di Obama, né lo scampato pericolo di una Palin messa lì a piazzare un incidente diplomatico dietro l’altro.
Mi punge vaghezza che sia stato troppo facile essere antiamericanisti negli anni dell’imperialismo USA, e ora che ci si rende conto che questo imperialismo ha sostenuto per anni il benessere dell’intero occidente è passata improvvisamente la voglia di disprezzare gli americani.
Ho come il sospetto – ma è solo un’ipotesi – che la crisi, le banche d’affari che falliscono, la povertà che aumenta in America mentre nazioni dalla dubbia o carente democrazia si arricchiscono e si candidano al ruolo di superpotenza mondiale ci stiano gettando nel panico, perché una redistribuzione del potere mondiale nei fatti si sta rivelando tutt’altra cosa rispetto a quella che ci sembrava a parole.
Qualcosa mi dice che, tutto sommato, in Europa ci sia di nuovo tanta voglia di un’America forte, potente e imperialista per tornare a fare del sano antiamericanismo, perché antirussismo e anticinesismo me la dicono proprio male.








6 comments
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17 Novembre 2008 a 11:19 am
Paolo
Ti posso dire da dove viene la mia luna di miele (per usare la tua espressione): dai discorsi che Obama fa.
Nell’America c’è tutto quello che tu riporti, ma c’è anche che il figlio di un nero e una bianca, morti tutti e due quando lui era piccolo, allevato da una nonna che faceva la segretaria d’azienda, prima si è laureato ad Harvard, poi ha insegnato dodici anni all’università, poi è diventato senatore ed infine presidente. Questa mobilità sociale in Italia non sappiamo nemmeno cosa sia, nel conto che tu fa ci metterei anche questo.
17 Novembre 2008 a 1:05 pm
Finedelledanze
Penso che nessuno sia mai stato così ingenuo da pensare che un democratico avrebbe cambiato tutti i difetti americani.
Però non ci sarà più Guantànamo, ci sarà più multilateralismo, finirà la guerra in Iraq. E’ stato rotto il non-indifferente tabù che un presidente è stato eletto sulla promessa di “redistribuzione del reddito”, una parola che equivaleva in USA più o meno a stalinismo. Non ci sarà più un “devout president”, ma uno che investe in stem-cell research, energie rinnovabili e informatica.
E’ vero che ha promesso unioni civili, ma non matrimoni, per i gay. Ma pensi davvero che sarebbe saggio passare una riforma del genere in un Paese dove perfino la cosmopolita California li rifiuta? Le unioni civili le offrono soltanto circa 10 stati su 50 attualmente, sarebbe comunque una rivoluzione per gli altri 40.
Infine, sì.. nonostante tutte le cose che non amo degli USA, da occidentale mi sento 1000 volte più vicino a loro che alla Cina (o la Russia). Mi spaventa l’idea di un mondo dove l’imperialismo lo fa una dittatura.
17 Novembre 2008 a 9:27 pm
neurobi
Io sono stato anti Bush, mai anti americano, anzi. Proprio in questo contesto di facile disprezzo, mi sono sentito più filoamericano e filoisraeliano che mai!
18 Novembre 2008 a 6:05 pm
totentanz
Non avevo dubbi sulla “genuinità” del vostro filoamericanismo. Ma i miei dubbi rimangono per un discorso più generale.
18 Novembre 2008 a 11:46 pm
gattosolitario
Pensavo proprio a qualcosa di simile nei giorni passati…
20 Novembre 2008 a 11:16 am
neurobi
Finedelledanze: sono d’accordo con te, tanto più che io, ad esempio, pur essendo gay e di impostazione culturale libertarian, non vedo molto di buon occhio i matrimoni tra omosessuali, e sostengo invece fortemente le unioni civili, in particolare i PACS alla francese.