Ho fatto il turista a Napoli durante l’ultima settimana di agosto.
Allora:
Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, ormai nascosta dietro la selva di camionette dei Carabinieri che hanno trasformato la piazzetta Monteoliveto in un parcheggio privato della vicina caserma Pastrengo. Ma niente da fare, “chiusa per ferie, riapre a settembre”, mi informa cortesemente la titolare del bar di fronte. L’unica chiesa rinascimentale di Napoli, con una cappella affrescata da Vasari e un piccolo patrimonio artistico che da solo supera il valore di tutti i micromusei di Francoforte, chiude per ferie in pieno periodo turistico.
Chiesa dei Ss. Apostoli, barocca, situata proprio male, nella zona “sfigata” del centro storico, a est di via Duomo, quindi semisconosciuta ai più. Tre tentativi per entrarci, sempre ostacolati da un’agguerrita suora seduta su una seggiola sul sagrato, esattamente come una vasciaiola fuori il vascio. Una volta ha appena passato la cera, la volta successiva sta per chiudere e ha già spento le luci, la terza volta “giuvino’, ma perché non andate a visitare San Giovanni a Carbonara? Là stanno aperti fino alle quattro”. Alla fine mi fa entrare e mi fa anche da guida, e quando le chiedo di potermi mettere al centro dell’altare per fotografare bene la cupola affrescata mi fa “va bbuo’, ma facite ampress ca si ve vede ‘o parroco se ‘ncazza”. Affreschi di Solimena, cupola di Dioniso Lazzari. Chiedo alla suora di farmi visitare la famosa sacrestia e lei mi manda letteralmente a cacare, rinnovandomi l’invito di andare a visitare San Giovanni a Carbonara.
Chiesa di San Giovanni a Carbonara, gotica, con una cappella rinascimentale. Meravigliosa. Non ci ero mai entrato. Non ho parole, la voce su Wikipedia dice tutto. Solo nessuna vigilanza, nessun turista, nessuna telecamera. Avrei potuto tranquillamente e con molta calma staccare la tela della crocifissione di Vasari, arrotolarla, infilarla sotto il braccio e andarmene fischiettando.
Chiesa di Santa Maria Vertecoeli, barocca e in rovina, visitata dal buco della serratura, dal quale si vede l’altare che, in mezzo ai calcinacci caduti dal soffitto, fa una splendida figura postapocalittica. Dietro l’altare, secondo la guida del Touring Club, ci dovrebbe essere una tela di Giovan Battista Lama. Ovviamente c’è solo la cornice, grazie alla consuetudine napoletana di saccheggiare le chiese chiuse. La facciata barocca è in pessime condizioni e domina un piccolo slargo di via Santa Maria Vertecoeli, su cui si affacciano alcuni balconcini presieduti da gente mulatta che discorre rumorosamente in portoghese. Sulla porta di un vascio, proprio di fronte alla chiesa, un avviso: “Olimpia si sta curando, questa è ancora casa sua”. A leggerlo, ho avuto un lieve moto di empatia per Olimpia e le ho augurato in bocca al lupo.
Museo del Tesoro di San Gennaro, accanto al duomo. I sei euro dell’ingresso sarebbero soldi buttati se non fosse per la cappella affrescata da Luca Giordano. Per il resto, busti d’argento con macabre reliquie incastonate in petto, calici d’oro e pietre preziose, crocifissi di cristallo e altre robine pacchianelle.
Quadreria dei Girolamini: sono anni, anzi decenni che tento di visitarla. Hai voglia di organizzarti, hai voglia di informarti sugli orari di apertura, hai voglia di prevedere tutte le festività, ma per un cazzo o per un altro ti ritrovi sempre, molto prima di mezzogiorno, davanti a un portone chiuso su cui è scritto che la quadreria chiude a mezzogiorno.
Chiesa di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco: chiusa.
Chiesa dei Girolamini: chiusa.
Chiesa di Santa Maria Donnaromita: chiusa.
Basilica di San Paolo Maggiore: chiusa.
Chiesa di Santa Maria della Sapienza a Costantinopoli: chiusa.
Chiesa di Sant’Angelo al Nilo: chiusa.
Complesso degli Incurabili e farmacia storica: chiusi.
Complesso di Sant’Antonio delle Monache: chiuso.
Chiesa e chiostro di Santa Maria La Nova: chiusi.
Chiesa di San Severo al Pendino: chiusa.
Chiesa di San Pietro a Majella: chiusa.
Chiesa di Santa Maria Donnaregina: chiusa.
Chiesa di Santa Maria alla Sanità e catacombe di San Gaudioso: chiuse.
Museo e cappella del Pio Monte della Misericordia: chiusi.
Museo dell’Opera di Santa Chiara: chiuso.
Ora va detto che queste non sono chiese qualsiasi, ma sono tutte riportate nelle maggiori guide turistiche di Napoli che io mi diletto a sfogliare quando mi trovo in una libreria qui in Germania. Ognuna di queste chiese contiene le opere per le quali Napoli ama spacciarsi per città d’arte, e lo farebbe pure a ragion veduta se le suddette opere fossero a disposizione di chi vorrebbe goderne.
Non mi interessa di chi sia la responsabilità della chiusura in pieno periodo estivo di queste chiese. Mi interessa solo constatare che lì dentro, dietro quei portoni amaramente chiusi, secondo le guide turistiche ci sono Caravaggio, Vasari, Giordano, Donatello, Lazzari, Solimena e via elencando. Io un po’ ero psicologicamente preparato al menefreghismo che solo Napoli sa riservare al suo patrimonio, ma un povero tedesco che si compra la guida in Germania, legge di tutto questo bendiddio e si mette in viaggio per poi rimanere con un pugno di mosche, ci rimane decisamente di merda. E l’anno dopo decide – e soprattutto consiglia agli altri – di andare a Barcellona o a Smirne.
Il bello è che poi l’assessore al turismo fa piazzare in giro per l’Europa manifesti pubblicitari per attirare i turisti a Napoli, il cui messaggio è “le strade di Napoli sono piene di opere d’arte”.
Ma vaffanculo, va’, tu e i manifesti.








9 comments
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7 Settembre 2008 a 11:56 pm
Gan
Che delusione, in “Operazione San Gennaro” il tesoro del medesimo sembrava chissà che.
Una domanda: ma tutte quelle chiese che elenchi ( alcune di eccezionale importanza storico-artistica come Santa Maria Donnaregina e san Pietro a Maiella) sono officiate? Se si, perché le tengono chiuse contravvenendo al concetto stesso di “ecclesia”?
8 Settembre 2008 a 11:31 am
totentanz
Gan, è tutta roba dal valore inestimabile: oro, argento, corallo, rubini… Solo che io sono un po’ allergico a certe commistioni di kitsch e macabro che caratterizzano l’arte classica del cattolicesimo.
Le chiese elencate sono tutte officiate tranne San Severo al Pendino che è sconsacrata. Perfino la cadentissima Santa Maria Vertecoeli, col suo altare immerso tra calcinacci e cacate di colombo, è ancora ufficialmente un luogo di culto.
8 Settembre 2008 a 12:40 pm
gattosolitario
Che ci vuoi fare, Napoli e il turismo proprio non vanno d’accordo.
8 Settembre 2008 a 12:47 pm
lamelamara
evidentemente stiamo parlando di culto della decomposizione, o almeno, questa è l’unica parola che mi viene in mente.
8 Settembre 2008 a 1:02 pm
paolo
Eh si’, purtroppo ho avuto la stessa esperienza, io.
Napoli e’ una citta’ stupenda, struggente, ma per un turista e’ una tragedia.
Finora decisamente la citta’ piu’ bella e peggio presentata che abbia mai visitato.
Peccato.
;(
8 Settembre 2008 a 3:08 pm
Mr.Tambourine
Stupendo!
Mi sono fatto quattro risate, grazie di avermi sollevato il lunedì.
8 Settembre 2008 a 7:58 pm
Watkin
Che tristezza.
8 Settembre 2008 a 8:23 pm
normalacid
io molte di queste chiese non sapevo neanche che esistevano. figuriamoci visitarle…
credo che facciano parte di un c.d. “museo diocesano”, e che quindi la gestione sia tutta in mano ai preti che se ne fregano dei turisti o dei semplici amanti dell’arte.
il fatto che siano officiate non significa che devono essere necessariamente sempre aperte al culto. magari ci dicono una messa all’anno (chiaramente privata) entrando da una porta posteriore.
sai con la crisi delle vocazioni che c’è…
20 Settembre 2008 a 1:58 pm
Isaboh
Islanda 1999. Ho fatto un viaggio nella meravigliosa terra del fuoco e del ghiaccio, inframezzata da km2 di sterminate lande ricoperte di muschio.
Il muschio islandese, protagonista assoluto del loro migliore paesaggio nonché vanto nazionale, costituisce una vera ricchezza per l’economia islandese pertanto viene protetto e osannato alla pari della stele di rosetta
e della sacra sindone.
Ed è veramente bello perchè è spesso e morbido, sembra un bel tappetino poi ce ne sono di vari tipi.Un giorno mi è capitato di camminarci sopra inavvertitamente, come avrei fatto su un qualunque bel praticello ma subito sono stata cazziata e redarguita dalla signora Gudrùn la quale mi ha subito informato del divieto ASSOLUTO di calpestare i muschi in islanda.
E’ un bene prezioso e se ci passi sopra non cresce più. Va bene.
Due palle per aver calpestato 2 cm di muschio. Ho pensato ai poveri ma saggi islandesi che devono proteggere i loro muschi perchè non hanno chiese e monumenti belli come i nostri. Poi ho pensato a quanto siamo stronzi noi, che perdiamo giorno dopo giorno la consapevolezza di quello che abbiamo in termini di bellezza e cultura. Altro che muschi per farci il bagnoschiuma!