E quando torna a Napoli deve imparare da capo a digerire:
- La maleducazione e i modi sbrigativi di camerieri e baristi.
- Il servizio e il coperto.
- I bambini obesi.
- La dipendenza da mezzo di trasporto privato.
- Le file disordinate e la lotta per far rispettare il proprio turno.
- Le polveri sottili, ché venendo da fuori te ne accorgi, che a Napoli si respira il cancro fatto polvere.
- L’ossessione dilagante per vitamine, polifenoli, antiossidanti, omega tre e svariate altre robine che ormai risaltano sulle confezioni dei cibi più del nome dei cibi stessi. Ieri, dopo aver letto sulla confezione che un succo di frutta era addizionato con vitamine A e D e polifenoli, non riuscivo a capire di quale frutto fosse il succo, quello.
- L’aumento impressionante dei prezzi di frutta e verdura, ormai quasi in linea con la Germania.
- La presenza di due o tre nuovi centri commerciali, di quelli immensi.
- Appunto, le orde barbariche di gente che prendono d’assalto i centri commerciali nel tempo libero (ovvero la città deserta e desolata, con il miracolo di poter parcheggiare dove si vuole, e i parcheggi dei centri commerciali intasati).
- La munnezza (perchè la crisi sarà pure spacciata per risolta, ma il livello di pulizia delle strade napoletane, soprattutto in periferia, corrisponde come sempre a standard più bengalesi che europei).








6 comments
Comments feed for this article
20 Agosto 2008 a 12:16 pm
Watkin
Oddio, i bimbi obesi. E’ una cosa che dà sempre sui nervi anche a me
20 Agosto 2008 a 1:52 pm
gattosolitario
É meglio far finta di non vedere quando si va in quel posto li, con l’idea che tanto dopo un poco te ne vai : )
20 Agosto 2008 a 1:59 pm
Gan
Tot, tutto quello che hai scritto, munnezza bengalese compresa, lo si può estendere all’intero scalcagnatissimo Stivale, salvo qualche risicata e sempre più esigua eccezione.
Santo cielo, qualcuno mi dica cosa sta succedendo, prestooooo!!!!
21 Agosto 2008 a 3:51 pm
Oscar Ferrari
Peggio che obesi, hanno le tette
24 Agosto 2008 a 11:59 am
normalacid
la lotta all’ultimo sangue per non fare infizzare nessuno nella fila… ecco cosa mi snerva veramente.
nella lista hai dimenticato l’ansia che ti prende ogni volta che devi raggiungere una certa meta ad un orario prestabilito utilizzando i mezzi pubblici.
io esco di casa come minimo un’ora prima dell’orario prestabilito, col rischio però di arrivare o con mezz’ora d’anticipo o con mezz’ora di ritardo…
PS ma com’è che quando tu vieni in italia io vado in germania e viceversa?
3 Settembre 2008 a 12:47 am
lattecaglioesale
sono appena tornato anche io dalla germania e mi trovo perfettamente d’accordo con quello che hai scritto. in genere mi ci vogliono due mesi abbondanti per ri-abituarmi. poi scatta inesorabilmente il pensiero fisso: “DEVO tornare in germania”