E quando torna a Napoli deve imparare da capo a digerire:

  • La maleducazione e i modi sbrigativi di camerieri e baristi.
  • Il servizio e il coperto.
  • I bambini obesi.
  • La dipendenza da mezzo di trasporto privato.
  • Le file disordinate e la lotta per far rispettare il proprio turno.
  • Le polveri sottili, ché venendo da fuori te ne accorgi, che a Napoli si respira il cancro fatto polvere.
  • L’ossessione dilagante per vitamine, polifenoli, antiossidanti, omega tre e svariate altre robine che ormai risaltano sulle confezioni dei cibi più del nome dei cibi stessi. Ieri, dopo aver letto sulla confezione che un succo di frutta era addizionato con vitamine A e D e polifenoli, non riuscivo a capire di quale frutto fosse il succo, quello.
  • L’aumento impressionante dei prezzi di frutta e verdura, ormai quasi in linea con la Germania.
  • La presenza di due o tre nuovi centri commerciali, di quelli immensi.
  • Appunto, le orde barbariche di gente che prendono d’assalto i centri commerciali nel tempo libero (ovvero la città deserta e desolata, con il miracolo di poter parcheggiare dove si vuole, e i parcheggi dei centri commerciali intasati).
  • La munnezza (perchè la crisi sarà pure spacciata per risolta, ma il livello di pulizia delle strade napoletane, soprattutto in periferia, corrisponde come sempre a standard più bengalesi che europei).