Ultimamente, dopo aver concordato con qualcuno sul fatto che l’Italia è un paese allo sbando, mi capita di ascoltare come conclusione che si è superato una sorta di punto di non ritorno, e che gli italiani riusciranno a risollevarsi solo attraverso un evento politico cataclismatico che porti a qualcosa che corrisponda a una ripartenza da zero.
Sotto sotto, senza volerlo chiaramente affermare, ci si riferisce tacitamente a una divisione territoriale. Una separazione, una secessione della cosiddetta Padania, un ripristino degli stati preunitari o altre assurdità del genere. In fondo – si pensa – l’unità italiana è roba relativamente recente, molto più giovane di tante altre unità nazionali buttate giù da separazioni e secessioni.
Certo, per come la vedo io siamo ancora nell’ambito delle ipotesi fantascientifiche, ma non posso fare a meno di constatare che sempre più persone, insospettabili e politicamente agli antipodi della Lega, si lasciano andare a queste previsioni separatiste senza vedere altra via d’uscita. Alcune augurandoselo, altre rammaricandosene.
Chi mi conosce sa cosa penso del Risorgimento. Sa che considero l’annessione del Regno Borbonico al Piemonte il punto di inizio di tutti i mali del Sud; che da Gaeta in giù la penisola andava lasciata in pace viste poi le intenzioni, a beneficio di parte del Nord, di dissanguare il Sud e poi lasciarlo a se stesso; e che considero umiliante qualsiasi monumento napoletano a Garibaldi, a Cavour e a quelle larve di casa Savoia.
Se non sbaglio, però, alla fine gli italiani sono stati fatti, e non mi pare che ci siano profonde divisioni culturali, etniche o linguistiche.
La cosa nascerebbe quindi solo da questioni economiche nude e crude, senza divisioni etniche a fare da paravento. Perciò si tratterebbe di un bell’esempio di squallore, ovvero la summa definitiva degli svariati esempi di squallore che l’Italia sta dando recentemente al mondo intero.
Finché queste prospettive separatiste erano una prerogativa della Lega, erano viste come il gretto esempio di un trogloditismo politico di provincia. Ora che cominciano a insinuarsi tra le idee accettabili, stanno elevandosi a rango di manifestazione palese della proverbiale superficialità degli italiani tutti, i quali non sanno mai mettere a fuoco le origini dei problemi (e mai ci riusciranno, finché i media rimarranno quelli che sono, quindi finché durerà il berlusconismo).
Mi pare abbastanza chiaro chi e cosa debba coinvolgere davvero il suddetto cataclisma (disse immaginando Montecitorio scoperchiato da un uragano durante una seduta comune per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e tutti i presenti – Rutelli per primo, non chiedetegli perché – risucchiati via dal tifone e depositati con caduta libera nel punto dell’Oceano Atlantico più lontano da tutte le coste).